La querela contro la rete

Postato il 7 dicembre 2011
in Muro del pianto | Lascia un tuo commento


Voglio riportare un post di Beppe Grillo scritto il 9 agosto del 2009. Il post, seppur vecchio è sempre di moda ed è sempre molto attuale, soprattutto in questi giorni che, come avrete sicuramente letto nei commenti del blog, si minacciano querele.

La querela per diffamazione è sopravvissuta a tutte le riforme sulla Giustizia, alla depenalizzazione del falso in bilancio, al lodo Alfano, alla separazione delle carriere, al bavaglio all’informazione. La querela serve al potere. La querela è un’arma da ricchi. Usata per intimidire. Per tappare la bocca. Per togliere i mezzi economici all’avversario. Spesso con la ricerca del pelo nell’uovo, come ad esempio un mancato virgolettato in una frase. La querela può essere penale o civile. Se va bene si infanga l’avversario e si porta a casa un piccolo tesoretto. Magari con la cessione del quinto dello stipendio di un povero diavolo.
La querela per diffamazione va depenalizzata. E se si richiede un indennizzo economico, chi fa la querela dovrebbe depositare in anticipo l’intera somma richiesta su un conto a disposizione del Tribunale. Se perde la causa, il deposito servirà a risarcire il querelato. Troppo comodo infangare, spaventare e cavarsela con le sole spese processuali.
Di solito si querela la verità, mai la menzogna. Di solito chi querela sono i politici e i rappresentanti delle cosiddette istituzioni, mai i cittadini. Di solito la querela viene usata in mancanza di altre argomentazioni per finire sui giornali di regime e fare la figura dell’innocente. Riporto Schifani che non può essere processato ha querelato Travaglio, Mavalà Ghedini minaccia di querela chiunque dia del puttaniere al suo cliente (in pratica mezzo mondo), Cicchitto querela l’Espresso.
Io ho dei buoni avvocati e molte querele, preferirei non averle, ma fa parte del gioco. Quasi sempre le ho vinte. La maggior parte dei blogger non ha soldi, e neppure l’abitudine a essere querelata da un potente che può usare, talvolta anche a carico dello Stato, avvocati di grido. L’intera Rete è a rischio querela, tutta la verità che è presente in Rete è un attacco al Regime. Non si può querelare la Rete, ma la si può limitare, porre restrizioni idiote presenti in Cina e in Birmania, come hanno fatto e stanno facendo. Si può anche colpirne qualcuno per educarne cento. Per questo voglio creare un pool di avvocati della Rete a disposizione dei querelati.
Chiedo a tutti gli avvocati che mi leggono che vogliono difendere gratuitamente i blogger di inviarmi i loro riferimenti. Li inserirò in una lista sul blog. Per i casi più complessi metterò a disposizione i miei avvocati, che ormai vantano una certa esperienza. Nel blog sarà disponibile a settembre un’area di aiuto per i blogger querelati con i fatti da sapere per difendersi, gli studi legali cui rivolgersi e l’elenco delle cause in corso contro le pubblicazioni in rete. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. Beppe Grillo

Non bisogna mai offendere, fatto salvo poi che chi chiede a gran voce questo è il primo a farlo, specialmente dalle pagine di Facebook. Va ricordato che la parola “buffone” non è da considerarsi un’offesa, come spiega bene la Corte di Cassazione. Se i soliti sostenitori dell’amministrazione, prima di parlare a vanvera, leggessero qualche cosa a tal proposito si renderebbero subito conto dell’inutilità del loro cianciare. Basta leggere la sentenza della Corte di Cassazione che assolve Piero Ricca.

La Corte di Cassazione annulla la sentenza di condanna del Giudice di Pace, riconoscendo al Ricca il diritto di critica politica. Secondo la Suprema Corte, potendo la critica “esplicarsi in forma tanto più incisiva e penetrante, quanto più elevata è la posizione pubblica della persona che ne è destinataria”, le espressioni adoperate dal Ricca non possono essere considerate offensive, ma “di forte critica, speculare per intensità al livello di dissenso nell’ambito politico e nell’opinione pubblica per la delicatezza dei problemi posti ed affrontati dalla persona offesa”, critica occasionata dal “vulnus che il Ricca riteneva inferto a valori primari dello stato di diritto, come quello dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e ai giudici che la applicano”. (Cass. 7 giugno 2006 n. 19509)

Invito gli avvocati che vogliono servire l’etica e l’onesta, oltre che i propri clienti, a segnalare a beppegrillo.it la propria disponibilità ad offrire assistenza legale ai blogger. Alzate la testa e fate un atto di coraggio!


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