L’amico giornalista Ferruccio Pinotti ha rilasciato questa video intervista al blog. Recentemente è uscito il suo nuovo lavoro, dal titolo L’Unto del Signore, edito da Bur Rizzoli che racconta l’intesa fra Berlusconi e il Vaticano, la nascita di Forza Italia, le oscure origini di una grande fortuna. Affari, fede e potere nell’Italia secondo Silvio.
Invito i lettori del blog ad acquistare il libro, sarà sicuramente una lettura avvincente e per certi versi sconcertante. Tutti i fedelissimi di Silvio Berlusconi dovrebbero leggerlo e trarne le debite conclusioni
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Le interviste del blog – Ferruccio Pinotti
lunedì, 15 giugno 2009L’Unto del Signore
mercoledì, 3 giugno 2009Ferruccio Pinotti, mio carissimo amico, ha dato “alla luce” un altro capolavoro. Esce oggi, infatti, il nuovo libro dal titolo “L’Unto del Signore” che parla di Silvio Berlusconi e tratta l’intesa con il Vaticano, la nascita di Forza Italia, le oscure origini di una grande fortuna. Ieri la Repubblica ha pubblicato questo articolo:
I retroscena dei rapporti tra Berlusconi e Ratzinger nel nuovo libro di Pinotti e Gümpel
Quel patto segreto tra la destra e la chiesa
Si chiama “L’unto del Signore” E rivela i legami tra il Governo e il Vaticano. Sanciti alla presenza di Letta e Bertone in un incontro del 5 giugno 2008 di Alberto Statera (la Repubblica, 02.06.2009)
L’unto del Signore, come si autodefinì una volta, non è mai stato l’idealtipo del buon cattolico praticante. Ma quel 5 giugno 2008, con la regia del gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta e del segretario di Stato Tarcisio Bertone, Silvio Berlusconi e Joseph Alois Ratzinger siglarono un patto d’acciaio tra il governo italiano in carica da un mese e il papato. Passato un anno, quel patto difensivo-offensivo ha già dato risultati straordinari per i contraenti, tanto da indurre il presidente della Camera Gianfranco Fini a tentare di smarcarsi dal berlusconismo anche in nome della laicità dello Stato.
Non c’è divorzio che possa incrinare quella sorta di nuovo Concordato de facto, nonostante le critiche della Chiesa del Vangelo alla «partnership» delle alte gerarchie con il politico amorale per eccellenza. Quella partnership consolidata recentemente con il Papa, in realtà viene da lontano, come documenta con dovizia di prove un libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, intitolato per l’appunto L’unto del Signore in uscita per la Bur il 3 di giugno (pagg. 299 , euro 12,50) . Viene talmente da lontano da essere ormai indissolubile.
Ne è convinto, anche il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga: «Alla Chiesa cattolica – ha detto intervistato dagli autori – che uno vada in chiesa o meno non importa molto: se devo fare un contratto, una società, come amico mi scelgo uno che abbia le mie stesse idee religiose, ma se questo cristiano non capisce nulla di finanza e dall’altra parte c’è un massone che capisce di finanza, con chi crede che faccia la società? La Chiesa guarda al concreto». Berlusconi è cristiano e pure massone (tessera 1816 della P2).
Il giovane Silvio, studi al liceo Sant’Ambrogio dei Salesiani e frequentazione di Torrescalla, residenza universitaria milanese dell’Opus Dei, dove conobbe Marcello dell’Utri, fa i primi passi di imprenditore edile con l’aiuto della Banca Rasini. Investendo una parte dei primi guadagni, fonda la squadra di calcio Torrescalla-Edilnord targata Opus Dei: lui presidente, l’amico palermitano allenatore e il fratello Paolo centravanti.
Alla Rasini il padre Luigi da semplice impiegato è diventato direttore. Questa banca, con un solo sportello a Milano in piazza dei Mercanti, era alternativamente definita «Vatican bank», «Sportello della mafia» o « Banca di Andreotti». E’ stata in realtà tutte queste cose prima di finire nel 1992 dentro la Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, l’uomo che sussurrava ad Antonio Fazio, pio governatore della Banca d’Italia e legionario di Cristo.
Dagli anni Sessanta e fino al blitz antimafia del 14 febbraio 1983 che portò all’arresto del direttore Antonio Vecchione, succeduto a Berlusconi senior, e di un gruppo di imprenditori legati ai clan Fidanzati, Bono e Gaeta, era in quello sportello a due passi dal Duomo il crocevia degli interessi di Cosa Nostra e del Vaticano. La maggioranza azionaria era passata dai Rasini a Giuseppe Azzaretto, nato e Misilmeri nei pressi di Palermo, cavaliere di Malta e commendatore del Santo Sepolcro, che aveva nominato presidente Carlo Nasalli Rocca, anche lui cavaliere di Malta e fratello del cardinale Mario Nasalli Rocca.
Ma si diceva che l’effettivo controllo fosse di Giulio Andreotti, come conferma Ezio Cartotto, ex dirigente democristiano che con Dell’Utri partecipò alla fondazione di Forza Italia. Interpellato da Pinotti e Gümpel, Dario Azzaretto racconta: «Andreotti è stato per la mia famiglia un grande amico e lo è tuttora», tanto che per anni ha trascorso le vacanze nella loro villa in Costa Azzurra.
Ma i misteri della Rasini, passata negli anni Ottanta anche per le mani dell’imprenditore andreottiano Nino Rovelli, non sono finiti qui. Dietro c’erano tre fiduciarie basate in Liechtenstein e amministrate dal gentiluomo di Sua Santità e gran croce dell’Ordine papale di San Gregorio Herbert Batliner, re dell’offshore, gnomo degli gnomi plurinquisito, che nel 2006 regalò un organo del valore di 730 mila euro a papa Ratzinger.
C’era anche Berlusconi in quelle tre fiduciarie? «Non mi pare – risponde Dario Azzaretto – che Berlusconi o parenti di Berlusconi o persone vicine a Berlusconi avessero partecipazioni in società che si potevano riferire alla banca». Le sue operazioni con la Rasini – aggiunge – avvenivano tramite Armando Minna, membro del collegio dei sindaci e amministratore di alcune holding berlusconiane registrate come saloni di bellezza e parrucchieri. Ufficialmente è nel 1975, quando i primi inquilini già abitano a Milano 2, che nasce la Fininvest. Ma la ricerca certosina degli autori dell’Unto del signore la retrodata di almeno un anno, quando una Fininvest Ltd-Grand Cayman compare tra le società partecipate da Capitalfin, controllata a sua volta dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e dall’Istituto per le Opere di Religione.
Ciò che coincide con quanto dichiarato dal figlio del banchiere piduista trovato morto a Londra nel 1982 sui soldi misteriosi con cui venne costituita la Fininvest. Carlo Calvi racconta tra l’altro che il padre, in una riunione del dicembre 1976 alle Bahamas cui era presente anche il cardinal Marcinkus, lo prese sottobraccio e gli sussurrò: «Finanzieremo le attività televisive di Silvio Berlusconi».
Storia antica, ma significativa del vero miracolo compiuto da Berlusconi: quello di avere sempre con sé il Vaticano, nonostante la sua storia personale. Al punto, diventato presidente del Consiglio, da dividere l’Italia tra due sovranità che si contendono il paese: quella della Chiesa e quella del declinante Stato laico.
Racconta ancora Cartotto: «Dell’Utri mi invitò a una convention di Publitalia a Montecarlo. Arrivammo nel principato con l’aereo aziendale. Su quell’aereo c’eravamo io, il professor Torno e monsignor Gianfranco Ravasi. Sono convinto che Berlusconi abbia cominciato a pensare all’ipotesi di scendere in campo nell’autunno del 1992, proprio in occasione di quella convention. Silvio fece un discorso nel quale rilevava che il clima politico si stava facendo pesante. Disse che gli amici perdevano potere, che i nemici ne conquistavano e l’azienda doveva attendersi momenti difficili».
Decisa infine la «discesa in campo», i rapporti col Vaticano divennero quasi un’ossessione: «Posso dire di aver avuto un piccolo ruolo anche io», vanta Cartotto: «Organizzai un incontro tra Bertone e Aldo Brancher, un ex sacerdote che ora è uno degli uomini più importanti di Forza Italia, quando il cardinale non conosceva ancora il gruppo berlusconiano. Poi Brancher lasciò il passo a Letta soprattutto nel momento in cui Bertone divenne segretario di Stato». Il cardinale Silvio Oddi, per trent’anni prefetto della Congregazione per il clero, assolse prontamente il Berlusconi politico dal peccato del primo divorzio. Il cardinale Camillo Ruini avallò.
Il 30 giugno 2008, tre settimane dopo l’incontro Ratzinger – Berlusconi, il governo confeziona il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche che prevede una disciplina ad hoc per gli ecclesiastici. Se si intercetta un prete bisognerà avvertire il suo vescovo, se si intercetta il vescovo il segretario di Stato vaticano. E se si intercetta il papa? Opzione non prevista.
Ho deciso di scrivere questo post perché il sito di Ferruccio da ieri è stranamente attaccato da virus e malware. Ho contattato il provider del servizio, essendo io il webmaster, sto attendendo una risposta in merito. Credo sarebbe il caso che acquistaste il libro.
Questi i libri di Ferruccio Pinotti.
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Costituzione e…
giovedì, 30 aprile 2009Ieri sera al Piccolo Hotel di Nogara si è tenuto l’incontro, organizzato da Nogara Europa in collaborazione con Nogara On Line e La Scuola di Formazione Politica “Antonio Caponnetto”, dal titolo “Costituzione e… Colletti Sporchi”. Alla serata sono intervenuti Salvatore Borsellino, Ferruccio Pinotti e Benny Calasanzio i quali hanno parlato degli intrecci fra politica, finanza e mafia. La serata a mio avviso è riuscita molto bene e sono contento del fatto che molti giovani erano presenti in sala. Forse qualcosa sta cambiando.
Riporto l’articolo di ieri de L’Arena.
NOGARA. Incontri
Il fratello di Borsellino e i «Colletti sporchi»
«Costituzione e…»: è questo il filo conduttore degli incontri con l’autore organizzati a Nogara dall’associazione culturale «Nogara Europa» in collaborazione col portale «NogaraOnLine.net», la scuola di formazione politica «Antonino Caponnetto», la libreria «Piccolo principe» di Isola della Scala ed il «Piccolo hotel», la cui sala congressi ospiterà entrambi gli eventi. Il primo appuntamento, in programma oggi alle 21, vedrà la partecipazione di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. Con lui dialogheranno Benny Calasanzio, giovane siciliano impegnato a promuovere la cultura della legalità ed autore di «Disonorevoli nostrani» ed il giornalista d’inchiesta Ferruccio Pinotti, autore di «Poteri forti», «Opusdei segreta», «Fratelli d’Italia» e «Colletti sporchi». Proprio quest’ultimo libro verrà presentato stasera: una denuncia dei crimini dei colletti bianchi che corrompono il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia, del lavoro. Per smontarne i meccanismi Pinotti e Tescaroli (coautore del volume) attraversano la storia più oscura del nostro Paese, raccontandone le vicende e interrogando la memoria dei protagonisti. Il 7 maggio poi si parlerà di migranti col vicequestore di Verona Gianpaolo Trevisi, per anni alla guida dell’ufficio immigrazione e attualmente vice dirigente della Squadra mobile della questura scaligera, che ha dato alle stampe «Fogli di via». RI.MI
Il libro presentato durante la serata.
Il white collar crime è un reato inafferrabile, eppure molto pericoloso per la democrazia perchè corrompe il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia e del lavoro. Per smontarne i meccanismi, Pinotti e Tescaroli attraversano la storia più oscura del nostro Paese, raccontandone le vicende e interogando la memoria dei protagonisti. In questa intensa ricostruzione, le voci di grandi magistrati, tra cui Caselli, Ingroia, Di Matteo, Petralia, Gratteri, si intrecciano alle parole dei collaboratori di giustizia, da Buscetta a Brusca a Cancemi. Alle riflessioni dell’economista Loretta Napoleoni fanno da contrappunto il pensiero del banchiere Giovanni Bazoli, e del direttore di “Foreign Policy” Moisés Naìm. Il quadro che ne emerge è inquietante: è nella zona grigia il vero terreno della lotta per la legalità.
Un grazie particolare a Michele Turazza per la sua continua opera di informazione. A breve, nella pagina incontri, sarà disponibile il video della serata.

























