Archivio di febbraio 2011

Il “trappolone” nucleare

lunedì, 28 febbraio 2011

Luca Zaia, presidente della regione Veneto, è un bugiardo. Nella campagna elettorale scorsa, durante la corsa per la presidenza della regione, aveva detto di essere a favore dell’installazione di centrali nucleari ma non in Veneto. Questa dichiarazione, che non vuol dire assolutamente nulla, è stata sufficiente perché molti veneti credessero che il nucleare fosse una cosa che non li riguardasse. Qualche giorno fa il sito Net1News pubblica questa notizia.

Il Veneto è in pole position per ospitare la prima centrale nucleare. Il consiglio regionale ha approvato un emendamento alla legge finanziaria che contiene uno stanziamento di 50mila euro per sovvenzionare una campagna informativa a favore del nucleare. Il provvedimento è stato presentato dal Pd con l’intento di stanare Luca Zaia presidente della regione. Una volta in aula però ha trovato l’appoggio di alcuni esponenti del Pdl. La possibilità quindi che sia proprio il Veneto la prima regione ad ospitare una centrale nucleare e le scorie radioattive, si fa sempre più concreta. Le località tra cui scegliere sono Chioggia in provincia di Venezia, Polesine Camerino in provincia di Rovigo e Legnago vicino Verona.

Zaia è un bugiardo e quelli del PD sono dei geni (per usare un eufemismo). Questi politicanti, servi delle lobby, ci raccontano la storia del “trappolone” solo per non farci credere che sono tutti d’accordo. E’ questa la verità, sono tutti d’accordo. Questa gente deve essere mandata a casa subito!

P.S. Su Facebook ho chiesto a Franco Bonfante (PD), consigliere regionale nonché ex sindaco di Cerea, notizie in merito alla questione.

Aggiornamento del 04/03/2011. Questa la risposta di Franco Bonfante: Il PD è contro il nucleare e l’emendamento al Bilancio 2011 proponeva uno studio per bloccare il nucleare nel Veneto. E’ girata un’informazione errata su Dagospia, ripresa da L’arena. Io e Fasoli abbia fatto un comunicato stampa ma non è stato riportato.

Per l’ennesima volta: la Padania non esiste!

sabato, 26 febbraio 2011

Per l’ennesima volta sono costretto a ripetere che la Padania non esiste. Per dirlo meglio e per farlo capire meglio, io e Gianni, siamo andati a Oppeano dove il Sindaco leghista Montagnoli ha dato il nome Padania ad una via del suo Comune. Ieri Verona Sera pubblica questo articolo.

Sole delle Alpi in Comune, chiesto a Maroni di toglierlo

La bandiera è nel municipio di San Pietro in Cariano, interrogazione parlamentare per farla levare.

Il “caso” della bandiera raffigurante il Sole delle Alpi, esposta nell’ufficio del primo cittadino di San Pietro in Cariano, arriva in Parlamento con una interrogazione del deputato veronese del Partito Democratico Giampaolo Fogliardi. La questione fu aperta mesi fa dal consigliere comunale della lista civica L’Unione San Pietro in Cariano, Elisa Cavazza, che nel giugno dello scorso anno presentò una mozione, sottoscritta da tutti i consiglieri di minoranza, per far togliere la bandiera in questione dal momento che il sindaco dovrebbe rappresentare tutti i cittadini e non solo coloro che lo hanno votato.

La risposta del primo cittadino Gabriele Maestrelli fu immediata: “Non c’è nessun regolamento che vieti l’esposizione di altri vessilli se non all’esterno del municipio”, e la mozione presentata da Cavazza fu respinta dalla maggioranza in consiglio comunale. Adesso l’interrogazione dell’onorevole Fogliardi direttamente al ministro dell’Interno Roberto Baroni, anch’egli della Lega Nord come Maestelli. “Non è solo una questione formale - attacca Fogliardi - ma anche di etica politica, poiché il municipio é un luogo pubblico ed il sindaco, nella sua veste istituzionale, dovrebbe rappresentare l’intera cittadinanza e quindi evitare di esporre espliciti simboli di appartenenza partitica nelle sedi istituzionali”.

L’onorevole del Pd spiega anche di aver segnalato il fatto, già nello scorso luglio, al Prefetto di Verona, Perla Stancari, recandosi ai palazzi scaligeri insieme ai consiglieri di San Pietro in Cariano Cavazza e Carlo Battistella ed al coordinatore del Circolo Pd di San Pietro Giancarlo Paiola. “Ma la bandiera leghista è ancora nell’ufficio del primo cittadino – ha aggiunto Fogliardi -, a fianco del tricolore e del gonfalone comunale. Per questo ho portato il caso in parlamento mediante una interrogazione al ministro dell’Interno”.

I leghisti mi fanno morire, sono davvero fantastici. Un sindaco che risponde “Non c’è nessun regolamento che vieti l’esposizione di altri vessilli se non all’esterno del municipio” mi chiedo chi rappresenti, se non se stesso e il suo smisurato amore per un partito che continua andare avanti promettendo balle. Non è il fatto che nessun regolamento vieti l’esposizione di vessilli, per altro nessun regolamento lo autorizza, il fatto è che si sta esponendo una bandiera di uno “Stato” che esiste solo nella mente dei leghisti più convinti. Quelli ancora convinti che Bossi porterà a casa il federalismo, quelli di Roma ladrona e quelli di “paroni a casa nostra”. Quelli che si sono dimenticati del “mafioso di Arcore” e della Banca Rasini. Quelli che si sono dimenticati dei “cavalli” di Mangano lo stalliere di Arcore. Basta con questa Padania, per favore, risparmiateci, basta.

Da Vietato a Opportuno

venerdì, 25 febbraio 2011

Ieri sera sono andato a Sorgà per assistere al Consiglio Comunale, o meglio, per assistere ad un punto del Consiglio Comunale dove si approvava l’uso di un regolamento per la detenzione di animali da compagnia. Prima che la seduta iniziasse il sindaco Bazzani ha incontrato, fuori dall’aula, gli animalisti e tutte le persone intervenute per manifestare contro il regolamento, Bazzani ha spiegato che, all’articolo 8 del regolamento, ha sostituito la parola Vietato con Opportuno. Le parole sono importanti, anzi importantissime. Intanto L’Arena, oggi, pubblica questo articolo.

SORGÀ. Il sottosegretario Francesca Martini pensa di aver dissuaso il primo cittadino ma non è così.

Il deputato: «Contenta che il sindaco si sia ravveduto sulle norme» Bazzani: «Nessun ripensamento, sarà il Consiglio a decidere»

Cani e gatti «limitati», interviene il ministero

Il nuovo regolamento sul numero e la taglia dei cani che si possono tenere in casa, ha mosso ieri persino il ministero della Salute, che è intervenuto sulla vicenda. Il sottosegretario Francesca Martini, infatti, dopo aver letto l’articolo su «L’Arena» ha dichiarato: «Il regolamento prevede che la detenzione sia subordinata al possesso di una autorizzazione da parte del sindaco. Tutto ciò in palese contrasto con l’articolo 10 della delibera della giunta del Veneto 272 del 6 febbraio 2007 che invece ravvisa solo l’opportunità, per ragioni sanitarie e di sicurezza pubblica, di un parere favorevole del sindaco nel caso della detenzione di un numero di cani superiori a 5 e di gatti superiore a 10». Dopo di che, il sottosegretario Martini, forse rassicurata da qualcuno in municipio a Sorgà, se non dallo stesso sindaco, si è spinta ad esprimere «soddisfazione per il ravvedimento del sindaco di sospendere il provvedimento. Comprendo che il suo obiettivo non aveva carattere vessatorio, ma sottolineo la necessità di un’armonizzazione delle norme in materia di tutela degli animali nel rispetto del principio di responsabilità pubblica e del privato cittadino».

Ma il sindaco Giambattista Bazzani non ha mai parlato di «ravvidementi». Il primo cittadino, anzi, prima di entrare in Consiglio ha dichiarato: «Avrei preferito parlare direttamente col sottosegretario, invece che con un suo collaboratore il quale mi ha invitato ad essere meno puntuale nelle limitazioni ma più generico. Prendo atto dell’invito, ma il regolamento sarà posto in discussione e sarà il Consiglio, organo sovrano, a decidere se e come approvarlo, e quali modifiche apportarvi. Siamo pronti ad accogliere anche le osservazioni chieste dalla Lega anti vivisezione». Intanto la vicenda ha assunto una dimensione mediatica nazionale. «Ho ricevuto telefonate da organi di stampa nazionali che volevano sapere cosa stava accadendo nel nostro piccolo Comune».

Per la cronaca, solo Shanghai, insieme a Sorgà, ha deciso di adottare una norma simile a questa, per arginare il crescente numero di animali in casa nella megalopoli da 20 milioni di abitanti. Il paese della Bassa conta solo 3.172 abitanti e, il regolamento, è quindi di larghe vedute se si considera che ammette di tenere «ben» due animali in casa. Martini intanto prosegue: «Molto importante è che i sindaci ricordino le loro competenze sul benessere degli animali e sulla lotta al randagismo in collaborazione con il servizio veterinario pubblico. E dell’importanza di diffondere la corretta informazione ai cittadini come l’obbligo di microchippare i propri cani, l’istituzione, anche in associazione con più comuni, di corsi formativi per proprietari di cani per il patentino, l’obbligo di dotare la polizia municipale di lettore microchip e di formarla affinché sia in grado di far rispettare le norme in materia di civile convivenza e rispetto degli animali». Lino Fontana

Vi invito a guardare il video.

Cani e gatti a numero chiuso

giovedì, 24 febbraio 2011

La nostra amica Camilla ha un amore smisurato per gli animali, di ogni tipo. Qualche giorno fa è venuta a conoscenza del regolamento che sarà discusso stasera al Consiglio Comunale di Sorgà. L’Arena oggi riporta questo articolo.

SORGÀ. Stasera sarà varato dal Consiglio il regolamento comunale che limita la presenza di animali nelle abitazioni

Cani e gatti a numero chiuso. Scatta la protesta animalista

Il sindaco replica: «Recepiamo le linee guida della Regione per avere una normativa chiara che eviti discussioni, litigi e contenziosi, ma sono anche previste delle deroghe»

Vuoi tenerti in casa animali d’affezione? Attenzione, il loro numero, e la loro taglia, sono contingentati. Per esempio, si possono avere due cani di piccola o media taglia; oppure uno di grossa taglia, oppure due gatti, oppure, ultima combinazione, un cane di media o grossa taglia ed un gatto. Questo è quanto prevede, infatti, il regolamento di igiene urbana veterinaria, che sarà discusso questa sera in consiglio comunale e che ha indotto Camilla Pesenti, co-organizzatrice per «I grilli della Bassa veronese», a lanciare l’allarme: «È contro la legge italiana e contro il buonsenso. Si tratta di gravissime limitazioni alla libertà di detenere animali d’affezione». Un allarme giustificato solo in parte, visto che il regolamento prevede anche che – per coloro che ne detengano un numero superiore – la possibilità di chiedere una deroga al sindaco, sentito il parere del servizio veterinario dell’Ulss competente. «Questo per motivi di sanità e sicurezza pubblica», spiega il sindaco Giambattista Bazzani. «Abbiamo deciso di adottare un regolamento che ancora non avevamo, anche per recepire le linee guida del Decreto della giunta regionale numero 272 del 2007, e per avere una normativa chiara che evitasse discussioni, litigi e contenziosi, specialmente nei condomini, per la presenza di animali da compagnia. Si tratta comunque di quantità indicative sulle quali si può derogare, tenuto conto della nostra realtà territoriale e del benessere degli animali stessi».

Dunque un allarme che per ora, in mancanza di provvedimenti contro chi tiene più dei cani e gatti previsti dal regolamento, «inutile» secondo il sindaco Bazzani, scatenato dal fatto che le norme di Sorgà recepiscono in maniera restrittiva le linee guida regionali in materia. Infatti per la Regione «si possono detenere più di cinque cani e 10 gatti in una civile abitazione, previo parere favorevole delle autorità competenti». Ma il regolamento sorgarese non si limita, nei suoi 18 articoli, a disciplinare la detenzione degli animali d’affezione bensì detta le norme anche per chi ha animali da cortile e i comuni pollai. Anche qui la Regione li vieta nelle zone residenziali, commerciali e produttive, ma ammette delle «deroghe su aree private scoperte previo parere del sindaco, sentita l’Ulss competente, rispettando le regole della civile convivenza e del benessere animale». «Anche in questo caso», osserva il sindaco, «abbiamo adeguato la normativa alla nostra realtà, stabilendo delle distanze minime dalle abitazioni e dai confini, in relazione al numero dei capi allevati, appunto per evitare litigi che talvolta sono finiti davanti al giudice».

Insomma ci sono tutte le buone intenzioni per mettere ordine anche nei pollai. D’ora in poi, ad esempio, chi vuole tenere degli uccelli in gabbie o voliere, da regolamento «deve evitarne il sovraffollamento, fornire le gabbie di un numero adeguato di posatoi che devono essere posizionati in modo tale che gli uccelli non tocchino il fondo della struttura con le ali remeganti e che non possano imbrattare le magiatoie con le loro deiezioni» . Insomma, un altro esempio di normativa tutta nazione che rasenta la perfezione maniacale (sulla carta). Il problema sarà quello dei controlli e di farla rispettare. Ma questa è un’altra storia.

E’ interessante notare quando il sindaco Bazzani dice che ci saranno comunque delle deroghe. Devono ancora discutere ed approvare il regolamento e si pensa già a fare delle deroghe. La solita Italietta, la solita politica, forte con i deboli e debole con i forti. Sono convinto che il sindaco Bazzani abbia altro a cui pensare che star dietro ad un regolamento per cani e gatti. Si vogliono far rispettare regole ferree su cose che lasciano il tempo che trovano, spesso e volentieri invece, si chiude un occhio (o anche tutti e due) su cose molto più gravi.
Stasera il blog e gli amici del MoVimento 5 stelle saranno a Sorgà per documentare l’evento. Spero sarete dei nostri. A stasera!

Un po di petrolio

mercoledì, 23 febbraio 2011

Anno 2010. Petrolio sversato nei fiumi e nei mari, devastazione degli ecosistemi. In Italia si assiste all’ennesimo disastro ambientale, lo sversamento di petrolio nel fiume Lambro, affluente del fiume Po, volutamente rimosso dalla cronaca italiana. La gestione in emergenza della Protezione Civile e i finanziamenti lampo che si susseguono si intrecciano con le speculazioni edilizie versione “green economy”, realizzate in vista dell’Expo milanese del 2015. Rientrato l’allarme, e paludata l’inchiesta, proviamo a capirne di più percorrendo le rive dei fiumi più inquinati d’Europa, da anni vere e proprie discariche a cielo aperto di rifiuti industriali italiani.
Nicola Angrisano mi manda questa e-mail.

insu^tv e teleimmagini? pubblicano su internet la versione integrale e libera del docu_film “un po di petrolio” ultima produzione dedicata a quel disastro. Chiediamo a tutti di diffondere e ripubblicare questo lavoro su siti, blog e social network. L’ennesimo disastro ambientale per fini economici, è scomparso dai media ufficiali troppo rapidamente, tocca a noi sollevare l’attenzione sul caso.

Nicola Angrisano

La cittadinanza digitale

martedì, 22 febbraio 2011

Il mondo sta cambiando, sta cambiando grazie a internet e ai telefonini. Nel mondo arabo stanno scoppiando tutte le piazze. Mubarak se ne andato, Gheddafi è scappato e fa mitragliare la folla dagli elicotteri, Ben Alì sembrerebbe in ospedale. Scoppiano le rivolte della gente che non ce la fa più a sottostare a regimi dittatoriali corrotti e senza scrupoli. Le rivolte e gli scontri di piazza si caricano su Facebook e YouTube, con uno smartphone hai il mondo in una mano, puoi fare fotografie o filmati e caricarli in tempo reale su qualsiasi piattaforma o social-network. La rivoluzione nel modo arabo si è diffusa a macchia d’olio perché la gente ha accesso alla conoscenza. La gente si informa, non attraverso le TV di regime, ma attraverso la rete libera e indipendente, attraverso i blog che ormai sono sempre più un punto di riferimento per avere notizie in tempo reale. Un popolo informato e consapevole s’incazza e scende in piazza, protesta e rovescia un regime. Ieri anche a Pechino è stata soffocata una rivolta partita grazie al web e ai telefonini. Il governo Cinese ha bloccato l’accesso alle informazioni sulle proteste in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Bahrein sulle piattaforme di microblog. Questa è la prova che internet e la rete fanno paura, fanno paura perché fanno cadere i regimi. Ragazzi informati, intelligenti e organizzati reperiscono informazioni sul web riguardanti le rivolte e le replicano nel loro paese oppresso da un regime dittatoriale. E’ arrivato il momento della cittadinanza digitale.

Il tema della Cittadinanza Digitale diventa primario, oggi, nella “Società dell’informazione e della conoscenza”, perché il livello dei servizi pubblici (in termini di qualità, fruibilità, accessibilità, tempestività) dipende dalla condizione “tecnologica” di chi ne usufruisce: la disparità di trattamento dei cittadini è direttamente proporzionale alla loro capacità di accedere alla rete. Da qui, la stretta correlazione con le problematiche legate al digital divide (sociale, geografico, generazionale) e alla necessità, per i cittadini, di acquisire le competenze digitali necessarie ad esercitare i propri diritti. Wikipedia

Stanno cadendo tutti i regimi dittatoriali, uno alla volta. Quando il virus della libertà contagia un popolo non c’è nessun antidoto che possa curarlo. E’ solo questione di tempo.

Basta politici di professione: l’alternativa Meetup

lunedì, 21 febbraio 2011

Il candidato sindaco Fico, eletto nel movimento cinque stelle a Napoli, ospite dell’associazione “Beppe Grillo” di Lecce, spiega la sua rivoluzione dal basso. Perché i cittadini si riprendano il Paese

LECCE – Dalle maglie della rete di Internet, il pensiero libero si sbroglia per diventare azione sul territorio laddove, gruppi di cittadini decidono di riappropriarsi della “cosa pubblica” per diventare protagonisti della quotidianità. Non più solo spettatori passivi e sempre delusi da una politica che non cura più gli interessi collettivi, ma attori sulla scena e rivoluzionari del presente.

E’ questa la piccola grande rivoluzione che i meetup di tutta Italia, associazioni nate anche a Lecce sulla scia delle proposte del comico Beppe Grillo, stanno portando avanti con un successo davvero inaspettato. Ed è questo il caso di Roberto Fico, candidato sindaco di Napoli con il MoVimento 5 Stelle (che nasce appunto dai meetup), ospite a Lecce per spiegare la sua rivoluzione in un territorio problematico come quello campano, laddove la “vecchia politica” la fa da padrone, con i mille rivoli della malavita ben radicati. Ovvero, scardinare il vecchio meccanismo delle amministrazioni pubbliche, affollate di persone autoelette che, una volta conquistata la poltrona, diventano sorde agli interessi pubblici è l’obiettivo di Roberto e del movimento di cittadini attivi che lo segue con impegno crescente.

«Il nostro movimento è fatto di persone impegnate in progetti concreti, come la tutela dell’acqua in quanto bene pubblico non commercializzabile o la salvaguardia dell’ambiente attraverso il riuso dei materiali che non devono essere più considerati semplici rifiuti di cui liberarsi - spiega Fico. Cerchiamo di portare questi problemi all’attenzione dell’amministrazione comunale – continua – per concretizzare i nostri progetti, del tutto indipendenti da ogni schieramento politico, siamo pronti a scendere direttamente in campo. Vogliamo riprenderci il paese, in tutti i Comuni, le Regioni e anche il Parlamento».

Quello di Napoli è un esperimento ben riuscito di democrazia partecipativa, in cui il portavoce eletto dagli attivisti del movimento (come Fico) è uno al servizio degli altri e lo scambio di idee che viaggia sulla rete permette un riequilibrio costante delle diverse posizioni che si possono creare. Poche regole nel movimento e tanto buon senso, quindi, e la rivoluzione nasce già nel vocabolario adottato: non si parla di candidato sindaco, ma di portavoce dei cittadini. Una carica vissuta temporaneamente e lontana dai personalismi della politica tradizionale.

«Noi intendiamo modificare alla radice il modo di amministrare una città – continua Fico – e riprogettarla sulla idea di futuro che ci conviene, decidendo se vogliamo il mare pulito o un asilo al posto di un inceneritore – continua Fico – abbiamo tutte le conoscenze che servono, dobbiamo solo disfarci di una classe politica che non serve più.»

Trasparenza, partecipazione, referendum senza quorum dal basso e taglio netto degli stipendi di tutti gli amministratori pubblici: sono queste le regole d’oro del movimento che vuole rimettere al centro della cosa pubblica il cittadino messo ai margini da un sistema politico autoreferenziale. Costruito sul principio della delega che deresposabilizza il singolo.

«Noi non siamo un partito, non esistono gerarchie e nessuno ambisce a una carica pubblica di cui campare a vita – dice Fico – e l’abbiamo già dimostrato rinunciando al finanziamento pubblico per la campagna elettorale. Idem per gli stipendi di tutti i consiglieri a ogni livello politico, da ridurre al minimo per equipararli allo stipendio di un italiano medio». Dal movimento arriva un stop, quindi, alla politica come professione «e poi vedremo – conclude – chi sarà davvero interessato a governare per coscienza civica e per vocazione».

LeccePrima.it - Marina Schirinzi