Archivi per la categoria ‘Centrale a Biomasse’

Perché dobbiamo avere sempre ragione noi?

venerdì, 19 novembre 2010

Odio aver ragione. Durante la battaglia contro la Centrale a Biomassa, che ormai non sa più a quale sindaco votarsi, abbiamo ripetuto più volte che spesso e volentieri le Centrali a Biomassa vengono trasformate in inceneritori che bruciano qualunque cosa. La notizia, apparsa su vari siti e giornali, è che la Riso Scotti ha bruciato illegalmente rifiuti. Il Fatto Quotidiano scrive:

Non solo riso. Quelli della Scotti, a Pavia, si sono trasformati anche in trafficanti di monnezza. Anzi, peggio, i manager dell’azienda lombarda, quella degli spot del “dottor Scotti”, hanno bruciato illegalmente rifiuti, anche nocivi e pericolosi, diffondendo fumi potenzialmente tossici nell’aria di Pavia e dintorni. E quel che restava l’hanno rivenduto ad aziende agricole e allevamenti di polli e suini. Tutto questo per anni, almeno dal 2007 al 2009, e per quantità enormi, oltre 33 mila tonnellate.

Sono queste le accuse che ieri hanno portato all’arresto di Giorgio Radice, presidente della Scotti energia e di altre sei persone, tra cui due tecnici di laboratorio, Marco Baldi e Silvia Canevari. Questi ultimi, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero fornito falsi certificati d’analisi che attestavano la conformità alla legge del combustibile da rifiuti utilizzato nell’inceneritore della Scotti energia, che è stato messo sotto sequestro.

Quello di ieri, però, potrebbe essere solo il primo atto di un’operazione ancora più ampia. Nel gran via vai di monnezza da un capo all’altro dell’Italia potrebbe essersi inserita anche la criminalità organizzata. Sarà la Direzione distrettuale antimafia di Milano coordinata da Ilda Boccassini a proseguire il lavoro investigativo in questa direzione.

L’indagine della Guardia Forestale, nome in codice Dirty Energy, è nata quasi due anni fa come scampolo di un’altra inchiesta condotta dalla Procura di Grosseto sempre per traffico illecito di rifiuti. Dalla Toscana in Lombardia, la pista seguita dai pm di Pavia Luisa Rossi e Roberto Valli, ha portato dritto al cuore di una delle più note e importanti aziende alimentari italiane. Che adesso, con un comunicato ufficiale, fa sapere che “farà di tutto per accertare i fatti”. Leggi il resto dell’articolo.

Interessante leggere nell’articolo che anche l’Amia di Verona conferiva rifiuti alla Scotti Energy. Questo la dice lunga sui controlli da parte degli organi preposti, ma anche e soprattutto la dice lunga sulle vere intenzioni di chi costruisce questi impianti. A Legnago si vuole costruire proprio una Centrale a Biomasse a lolla di riso ed è tutto dire. Perché dobbiamo sempre avere ragione noi?

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SoL: Buonasera sig. Moreschi, ci siamo trasferiti a Nogara da pochissimo e stiamo vivendo la disavventura illustrata nel volantino allegato. Se le riuscisse di darci una mano le saremmo infinitamente grati. Un saluto a 5 stelle e complimenti per il blog. Emilio e Giulia

La lungimiranza del Comitato

giovedì, 4 novembre 2010

Ai tempi del Comitato Contro la Centrale a Biomassa i ragazzi più attivi venivano additati come seminatori di menzogne e falsità. I ragazzi del comitato, tra i quali c’ero anch’io in modo molto attivo, sostenevano che la Centrale a Biomassa era un lupo travestito da agnello, ovvero, che l’inceneritore per la paglia sarebbe divenuto, come già era accaduto in altre parti d’Italia, un inceneritore per rifiuti di ogni tipo. Domenica scorsa il programma Report ha parlato proprio delle Centrali a Biomassa. Nel servizio mandato in onda – «Biomasse di massa» – viene spiegato molto chiaramente quali sono i veri scopi di chi vuole la costruzione di Mega Centrali a Biomassa. Milena Gabanelli in coclusione del servizio dice:

Le centrali a biomasse sono un’ottima idea; se di piccola dimensione e se bruciano residui di boschi e di segherie e utilizzano tutta l’energia prodotta per riscaldare magari piccoli paesi. Il fine dovrebbe essere quello di diventare autosufficienti e non di lucrare. Diversamente si rischia di compromettere un patrimonio, di mettere in crisi un settore dell’economia, a noi costa di più, e alla fine magari si inquina, quanto il gasolio.

La Centrale a Biomassa che si voleva costruire a Nogara e prima ancora a Gazzo Veronese e pochi mesi fa a Sanguinetto, la si voleva costruire solo per lucrare, la si costruiva solo per i certificati verdi e per puro interesse privato. Non c’era nessun progetto lungimirante, non c’era nessuna intenzione di portare beneficio al paese ospitante. Siamo stati lungimiranti nel prevedere che il solo fine dei signori che volevano l’impianto era meramente economico. Dentro a questo discorso rientrano anche gli amministratori che irresponsabilmente permettono insediamenti senza prima informarsi e approfondire il vero fine e scopo di tale opere.

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La vittoria del Comitato

mercoledì, 7 luglio 2010

Questa mattina il quotidiano L’Arena riporta la notizia che a Sanguinetto la Termemoccanica rinuncia alla costruzione della ormai “famosa” centrale a biomassa.

SANGUINETTO. Gravoso l’impegno imposto da Agsm alla ditta che dovrebbe sostenere la spesa del teleriscaldamento

La centrale della discordia sparisce per motivi economici

La Termomeccanica ecologica getta la spugna perché non ritiene suo obbligo farsi carico di tutta la rete di trasporto del calore; intanto va avanti un altro impianto

Stop al progetto della centrale a biomasse di via Campaiaro. Mentre in paese si discute del «bioconvertitore», proposto da Technika di Modena per produrre bioetanolo e lignina da paglia e stocchi di mais «digeriti» da enzimi, in Comune è arrivata la lettera di rinuncia della Termomeccanica ecologia di La Spezia alla costruzione di un termovalorizzatore che doveva essere alimentato con gli stessi scarti agricoli. Il ripensamento della ditta verrà comunicato dal sindaco Alessandro Braga nel Consiglio che si terrà oggi, alle 19, a Venera.

La centrale a biomasse, da sette megawatt, doveva essere alimentata con 70 mila tonnellate di paglia e steli di mais all’anno. Per oltre un anno ha fatto discutere e litigare due amministrazioni, Nogara e Sanguinetto: ora sparisce. A spingere Aldo Sammartano, presidente di Termomeccanica ecologia, a non proseguire il progetto è stata la relazione dell’Azienda generale dei servizi municipalizzati di Verona (Agsm), interpellata dal Comune per uno studio di fattibilità dell’impianto di teleriscaldamento connesso alla centrale. Il 20 maggio scorso, l’azienda scaligera confermò la «fattibilità tecnica» della centrale. Tuttavia, per rendere l’impianto sostenibile economicamente, propose tre soluzioni diverse: o porre tutti gli investimenti sul teleriscaldamento «a carico di chi propone l’impianto» oppure prevedere che la ditta ceda il calore prodotto a costo quasi nullo. La terza proposta, infine, prevedeva «di non far pagare l’allaccio al cliente, bensì di incrementare in modo significativo la quota di contribuzione a suo carico».

Tutte e tre le ipotesi, in particolare quella dell’investimento totale a carico del privato, sono state scartate dalla Termomeccanica. Sammartano il 30 giugno ha scritto al sindaco che l’investimento di fondi senza limiti «non è contemplato nel progetto da noi proposto». E ha aggiunto: «Pur consapevoli che il teleriscaldamento è un elemento fondamentale per la centrale, non sussistono le condizioni tecnico economiche affinché gli investimenti ad essa relativi vengano sostenuti dalla nostra società».

Queste parole, per il sindaco Braga, suonano come una rinuncia al progetto. «L’impossibilità di realizzare la rete di teleriscaldamento», dice, «è una condizione che ostacola la prosecuzione del rapporto e della sottoscrizione della convenzione, già adottata in Consiglio e sottoscritta da Termomeccanica, Avepo e Seren». Braga aggiunge: «Mi dispiace che ci sia stato chi, in particolare i consiglieri di minoranza Daniele Fraccaroli, Antonella Ponso e Mario Mattioli, che in tutti questi mesi sono andati in giro dicendo che la centrale era già cosa fatta. Hanno fatto male i conti. L’ex assessore Christian Malini, all’opposizione, ha solo fatto un gesto teatrale».

Intanto si fa avanti l’altra centrale, il bioconvertitore della Technika di Modena che ha illustrato l’impianto: sarà più piccolo di quello di Termomeccanica, funzionerà con 8.500 tonnellate di paglia e stocchi di mais all’anno che saranno trasformati da fermenti ed enzimi in bioetanolo, anidride carbonica e lignina. Dubbi sugli effettivi sostegni economici che avrà la nuova struttura e sui suoi limiti sono stati già espressi, rispettivamente, da Daniele Fraccaroli, capogruppo di «Sanguinetto Cresce» e da Michele Sganzerla, portavoce del Comitato del no alla centrale a biomasse.F.T.

Spero che questo sia l’ultimo post che scrivo in merito a questa centrale e auspico che coloro i quali si ostinano costantemente ad andare in giro per i paesi della bassa a proporre questo inceneritore camuffato da centrale a biomassa, la smettano di cercare qualche sindaco pollo, pronto a farsi spennare. Fate altre cose e rassegnatevi all’idea. Altro aspetto interessante è che, come detto nell’articolo, la rinuncia arriva per motivi economici. Questione che il Comitato ha sempre sostenuto, ovvero il fatto che realizzare il teleriscaldamento in zone come queste è praticamente impossibile dal punto di vista economico. Interessante poi, la dichiarazione di Braga:

«Mi dispiace che ci sia stato chi, in particolare i consiglieri di minoranza Daniele Fraccaroli, Antonella Ponso e Mario Mattioli, che in tutti questi mesi sono andati in giro dicendo che la centrale era già cosa fatta. Hanno fatto male i conti. L’ex assessore Christian Malini, all’opposizione, ha solo fatto un gesto teatrale»

Non si dispiaccia caro sindaco Braga perché la figuraccia l’ha fatta lei, non certo i consiglieri di opposizione né tanto meno l’ex assessore Malini. Lei si è ostinato a credere in un progetto che la maggioranza della popolazione non voleva e non vuole tutt’ora. Salendo addirittura agli onori della cronaca per performance che hanno sfiorato a dir poco il ridicolo. Spero veramente che alla prossima tornata elettorale i cittadini di Sanguinetto si ricordino di lei, della sua parte politica e di tutti i personaggi “politici” che hanno sostenuto la sua personale scelta di voler continuare su una strada senza uscita. Ricordatevi di questo quando andate a votare.

PG:Centrale a biomasse, Braga: «Adesso parlo io»

sabato, 30 gennaio 2010

Foto tratta da Facebook

Sul Primo Giornale del 26 gennaio 2010 è apparso questo articolo che reputo interessante, non solo per Sanguinetto, ma anche per i paesi limitrofi. Non riesco più a commentare le dichiarazioni del Sindaco di Sanguinetto. Fatelo voi!

SANGUINETTO. Mentre il Comitato per il no si prepara per la serata informativa in calendario il 28 gennaio a Casaleone, il sindaco interviene sul progetto.

Centrale a biomasse, Braga: «Adesso parlo io»

“Fonti di energia alternativa, quali scegliere?” è il titolo dell’incontro informativo sul tema della centrale a biomassa in progetto a Sanguinetto, che si terrà giovedì 28 gennaio alle scuole medie di Casaleone, organizzata dal “Comitato per il No a Centrali a Biomassa nella Pianura Veronese” con il patrocinio del Comune di Casaleone. Saranno presenti alla serata Michele Sganzerla, presidente del Comitato, e Gianni Tamino, biologo dell’Università di Padova ricercatore nel campo degli effetti mutageni e cancerogeni degli inquinanti ambientali. Invitati, inoltre, Giovanni Miozzi, presidente della Provincia di Verona, Gabriele Ambrosi, sindaco di Casaleone, Alessandro Braga, sindaco di Sanguinetto, i rappresentanti delle ditte proponenti l’impianto ed i rappresentanti dei gruppi consiliari del Comune di Sanguinetto.

«La serata, inizialmente prevista a Sanguinetto, si svolge nel Comune di Casaleone a causa dei ritardi e degli ostacoli opposti alla concessione del Teatro Comunale di Sanguinetto», spiega il volantino distribuito per pubblicizzare l’incontro. «Non ci hannorisposto urgentemente come avevamo chiesto – aggiunge Michele Sganzerla – penso che aspetteranno giusto i 30 giorni richiesti da regolamento così poi sarà troppo tardi. Nel frattempo il sindaco di Casaleone, interpellato a voce, ci ha dato immediatamente la sua disponibilità».

«Hanno protocollato la richiesta l’11 gennaio con la preghiera di rispondere entro il 14, ma serve una delibera di giunta ed in tre giorni non ho nemmeno il tempo di convocarla. Siamo aperti al dialogo ma finché il Comitato non cambia tono e non rispetta il nostro ruolo non ci si può rapportare – ha ribattuto il primo cittadino di Sanguinetto, Alessandro Braga -. Penso di non andare all’incontro perché, fino a quando non ho in mano le relazioni tecniche che mi dicono il reale e concreto impatto sull’ambiente e sull’uomo, non ha senso esprimere pareri, per evitare che si trasformino in chiacchiere inutili».

Il sindaco Braga ha poi spiegato il percorso che l’amministrazione intende fare sul tema: «Trattandosi di un impianto al di sopra di una certa soglia di dimensioni la sua approvazione è di esclusiva competenza della Regione, pertanto abbiamo ricevuto il progetto in via informale ed intendiamo seguire in via informale il procedimento che poi spetterà alla Regione. Abbiamo quindi spedito il progetto ai capigruppo consiliari ed ai Comuni di Cerea, Casaleone, Concamarise, Nogara e Gazzo Veronese, i quali poi potranno presentare le loro osservazioni, opposizioni o proposte entro, rispettivamente, il’1° ed il 10 febbraio, le quali verranno poi girate alle società proponenti. Inoltre abbiamo già convocato Ulss 21 e Arpav per avere una relazione sulle ripercussioni sull’ambiente e sulla salute umana. La convenzione non è stata sottoscritta ed il passaggio in consiglio comunale è stato fatto per due ragioni, innanzitutto per vincolare la società al nostro territorio ed evitare che Sanguinetto subisca ancora passivamente lo sviluppo delle altre zone artigianali, ed in secondo luogo perché la società sarebbe potuta andare direttamente in Regione».

«Nel frattempo abbiamo ricevuto la proposta per la realizzazione di un impianto a biogas – ha poi continuato Braga – alimentato sempre con lo stesso quantitativo di paglia e stocchi di mais, ma sottoposto ad un meccanismo diverso di digestione anaerobica, che produce metano, etanolo, lignina e biodiesel. Il progetto verrà girato agli stessi destinatari dell’altro impianto e più avanti inizieremo gli incontri con i cittadini, una prima serie in cui sarà illustrato il percorso che l’amministrazione ha fatto ed il progetto nelle sue linee essenziali, il quale verrà comunque messo a disposizione dei cittadini con anticipo per farsi un’idea, ed una seconda serie in cui saranno rese note le relazioni di Ulss, Arpav e lo studio di fattibilità. L’ultima parola spetterà ai cittadini».

Nel frattempo anche l’amministrazione comunale di Cerea si mobilita sullo stesso tema ed ha organizzato una serata informativa nell’auditorio Comunale per il1° febbraio dal titolo “Le Centrali a Biomassa nei Comuni di Legnago e Sanguinetto” a cui parteciperanno il Comitato del No, SerEn srl e Bioenergy Legnago srl. Invitati anche in questo caso i sindaci di Legnago, Sanguinetto, Casaleone, Bovolone, Nogara e San Pietro di Morubio.

Chi ha partecipato alla serata con Gianni Tamino può raccontarci l’evento in un commento al post.

P.S. Venerdì 19 febbraio ore 21:00, presso la sala consiliare del Comune di NOGARA (VR), CITTADINO ALZA LA TESTA! La Crisi della Democrazia – incontro con PIERO RICCA

Qui comando io, questa è casa mia…

sabato, 2 gennaio 2010

Mi dispiace aprire l’anno con questo post, ma devo farlo. Il Sindaco Braga non mi lascia altra scelta che parlare ancora di lui e della sua “strabiliante” giunta. L’ultimo giorno dell’anno il quotidiano L’Arena pubblica questo articolo. Leggetelo attentamente.

Giovedì 31 Dicembre 2009 PROVINCIA Pagina 29

SANGUINETTO. Il sindaco adotta la linea «dura» contro le contestazioni informando che farà ricorso a denunce penali o a sedute a porte chiuse

Centrale, Braga vieta i dissensi in Consiglio

No anche a qualsiasi tipo di ripresa video e audio e agli scatti di fotografie Le opposizioni protestano

Alessandro Braga

Sarà sempre più duro, se non impossibile, per le minoranze discutere in Consiglio della scottante questione della centrale a biomasse. Proprio all’inizio dell’ultimo consiglio comunale, di martedì sera, il sindaco Alessandro Braga si è rivolto alle opposizioni e al Comitato contro la centrale, informandoli della nuova «linea dura» contro «qualsiasi forma di dissenso», vietando ogni intervento delle opposizioni non pertinente all’ordine del giorno e cercando di far mancare il numero legale su due interpellanze e una mozione che riguardavano l’impianto.

«D’ora in poi non intendo tollerare alcun dissenso», ha chiarito il sindaco alla presenza di un centinaio di persone. «Durante i Consigli saranno vietati applausi, riprese video e fotografiche di qualsiasi tipo e registrazioni audio. Mi rivolgo in particolare a chi è di Nogara e di Gazzo e che viene in Consiglio per impedire alla gente di Sanguinetto di ascoltare quanto si sta deliberando. La non osservanza di queste mie disposizioni sarà punita ai sensi dell’articolo 340 del codice penale, che prevede la reclusione fino a un anno per gli autori dei dissensi e fino a 5 anni per i capi della protesta ».

Braga si rivolgeva palesemente ad alcuni consiglieri comunali della giunta leghista di Gazzo, ai componenti del comitato del «No» di Nogara e al presidente del Comitato anti centrale di Sanguinetto, Michele Sganzerla, contro il quale si è scagliato sia durante che dopo la turbolenta seduta, tentando inutilmente di allontanarlo dall’aula, facendo intervenire il vigile urbano e i carabinieri.

«Se sarò costretto a sospendere ancora la seduta», ha detto Braga, «dovrò valutare con il Prefetto lo svolgimento delle sedute a porte chiuse. Preciso alle minoranze che il regolamento non prevede di leggere comunicati ma solo mozioni o interpellanze: d’ora in poi ogni loro intervento dovrà essere scritto e protocollato prima del consiglio. Nell’ultima seduta mi sono state lanciate accuse pesanti che non intendo più accettare. Il Comune non ha firmato alcuna convenzione con le ditte della centrale. Dopo le autorizzazioni regionali, spiegheremo alla gente i vantaggi dell’impianto. Un solo dubbio di pericolosità e non firmerò alcuna convenzione. L’unico obiettivo delle opposizioni è far cadere la maggioranza».

Quindi Braga ha spostato le interpellanze sulla centrale in coda agli argomenti. Mossa che ha provocato la mancanza del numero legale per la discussione. Provocando non poche proteste. RI.MI.

Voglio ricordare ad Alessandro Braga che è il Sindaco di tutti i cittadini di Sanguinetto, non solo di quelli che sono dalla sua parte e che molti dei suoi elettori, credo ormai ex, fanno parte del comitato ricoprendo anche ruoli all’interno del direttivo. Voglio ricordare l’articolo 21 della Costituzione Italiana, quella che i Legaioli vorrebbero stravolgere.

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »

(Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21)

Tutti possono manifestare il proprio dissenso verso qualsivoglia argomento e specialmente verso un argomento importante e delicato come la costruzione di una Centrale a Biomassa. Personalmente non mi interessa che lei tolleri o meno il dissenso del comitato, i ragazzi e tutti quelli che vogliono hanno il diritto di manifestare contro di lei e contro l’assurdità del progetto della Centrale, nefasto per Sanguinetto e i suoi abitanti. Si fermi e rifletta. Non può fare quello che vuole, lei è stato eletto dal popolo e al popolo deve rispondere. Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli. (Thomas Jefferson)

i popoli non dovrebbero aver paura dei propri governi ma i governi dei propri popoli…

NG. Intervista a Claudio Bellani

lunedì, 21 dicembre 2009

Il Nuovo Giornale continua il suo speciale sulla Centrale a Biomassa in progetto a Sanguinetto. Dopo l’intervista al Comitato Contro la Centrale a Biomassa adesso è la volta dell’intervista al sig. Bellani Claudio.

Intervista a Claudio Bellani, titolare di SerEn, una delle tre ditte interessate alla costruzione di una centrale a biomassa e sottoscrittore della convenzione con il comune di Sanguinetto.

«Non inquinate il progetto»

claudio_bellani

Claudio Bellani

A che punto siete con la realizzazione del progetto relativo alla centrale a biomassa? Quando contate di presentarlo in Regione? Il progetto è stato sottoposto all’attenzione del sindaco di Sanguinetto che, assieme alla sua giunta, ne prenderà visione. Poi seguirà un incontro tra le parti così da verificare che sia conforme alla convenzione che, solo a questo punto sarà sottoscritta. Lʼamministrazione potrà muovere eventuali osservazioni sulla base delle quali il progetto potrà essere modificato. Solo a questo punto il tutto verrà presentato in Regione. Si tratta, e ci tengo a sottolinearlo, di un iter procedurale che abbiamo voluto stravolgere proprio per dare collegialità al progetto e non farlo cadere dall’alto.

Quali sono le caratteristiche del progetto? Essendo relativo a un impianto che utilizza esclusivamente biomassa (paglie e stocchi di mais), il progetto si inquadra nell’ambito della crescente necessità di produrre energia da fonti rinnovabili in attuazione delle direttive comunitarie che impongono all’Italia di raggiungere, entro il 2020, la quota del 20 per cento di energia generata da fonti rinnovabili.

Quali le differenze tra l’impianto di Sanguinetto, quello bocciato a Nogara o quello di prossima costruzione a San Pietro di Legnago? Dal punto di vista impiantistico non cʼè nessuna differenza rispetto a quello di Nogara. Si tratta dello stesso progetto, presentato a più amministrazioni accomunate da alcune caratteristiche come: una rete viabile idonea, la vicinanza alla materia prima, una rete elettrica in grado di ricevere lʼenergia prodotta e gli spazi necessari in vista della successiva costruzione di un impianto termico. Non conosco le caratteristiche di quello di San Pietro di Legnago, quindi non mi posso esprimere in merito, anche semi risulta che quest’ultimo dovrebbe bruciare materiale dedicato, vale a dire prodotto appositamente.

Tra i soci interessati alla costruzione e firmatari della convenzione cʼè anche la società agricola Avepo che dovrebbe garantire, a detta del sindaco di Sanguinetto, l’approvvigionamento del combustibile. In realtà Avepo è una cooperativa agricola che annovera tra i suoi soci solo produttori di verdura. Come può garantire la produzione costante di biomasse? Avepo è una società agricolo-cooperativa costituita nel 1998 da un gruppo di soci che avevano lʼesigenza di commercializzare insieme alcuni prodotti orticoli, in primis il pomodoro e le produzioni da surgelati. Si tratta di una cooperativa che opera nelle province di Verona, Padova, Vicenza, Rovigo, Venezia e Mantova, che è passata dalle 80 aziende iniziali alle attuali 451. La superficie coltivata a produzioni orticole per conto della cooperativa è pari a 3.200 ettari, a fronte di una superficie globale delle aziende associate pari a 23/25 mila. Il 65 per cento delle aziende socie si trova nel Basso veronese, in un raggio di 20/30 chilometri da Sanguinetto. Le aziende associate coltivano in media il 70/75 per cento della loro Superficie Agraria Utilizzata a mais da granella, cereali a paglie e oleaginose. Pertanto sulla base di questi dati si prevedono le seguenti produzioni di paglie e stocchi: 5.050 ettari coltivati a cereali per una produzione di paglia di 20 mila tonnellate, a cui vanno aggiunti 12.400 ettari coltivati a mais per una produzione di 99.200 tonnellate di stocchi. La produzione annuale di paglie e stocchi è quindi di 119.200 tonnellate.

Di quanto carburante necessiterà la centrale per funzionare? Dove contate di recuperarlo? Lʼimpianto necessita di circa 60/70 mila tonnellate all’anno di paglie e stocchi di mais, corrispondenti a una superficie coltivata pari a 9.300 ettari, facilmente reperibili nella zona del Basso veronese tra le aree in possesso dei 451 soci Avepo la cui disponibilità di superficie dedicata a queste coltivazioni ammonta a circa 20 mila ettari, ampiamente sufficienti a garantire lʼapprovvigionamento di queste biomasse per tutto il periodo di funzionamento dell’impianto. I fornitori unici di “combustibile” saranno quelli indicati da Avepo che porteranno in centrale il loro sottoprodotto, vale a dire i residui agricoli che altrimenti verrebbero interrati. Il “combustibile” è quindi un prodotto di scarto; in questo modo gli agricoltori riusciranno a “economicizzare” un prodotto a cui prima non veniva dato valore. Vorrei infine sottolineare che il territorio non verrà sterilizzato con coltivazioni dedicate, gli equilibri non verranno in nessun modo alterati perché il calcolo è stato fatto con il materiale “in più”.

La convenzione con il comune di Sanguinetto all’art. 5 comma 3 dice che «Ad inizio dell’attività, la società farà funzionare e gestirà lʼimpianto a sua discrezione, nel rispetto delle regole del buon operare e delle normative vigenti in materia. Ogni intervento di ordinaria e/o straordinaria manutenzione sarà eseguito a suo insindacabile giudizio». Questo significa anche che la centrale potrà essere trasformata per bruciare rifiuti? Assolutamente no, significa solo che la società costruttrice dell’impianto sarà la sola responsabile della sua gestione e degli eventuali interventi di manutenzione finalizzati alla migliore gestione dell’impianto così come costruito e nel rispetto della normativa vigente. È nel nostro interesse, anche economico, che lʼimpianto funzioni al meglio. Se dovessi inserire rifiuti al posto di biomassa lʼimpianto non solo non sarebbe in grado di bruciarli ma ne ricaverebbe un potere calorifero di gran lunga inferiore (3600 calorie da biomassa contro le 1.200/2.200 da rifiuto), che provocherebbe una produzione termica sfasata andando a compromettere la funzionalità dell’impianto.

Il comune di Sanguinetto parlava di unʼimportante occasione di occupazione. Quanto personale contate di impiegare nella gestione della centrale? Lʼimpianto darà occupazione a 18/20 persone che saranno direttamente impiegate sull’impianto, a cui vanno aggiunte 35 persone impiegate nella raccolta e nel trasporto della biomassa. È presumibile che a queste se ne aggiunga unʼaltra decina, in questo caso figure che lavoreranno nell’indotto generato dalla costruzione e manutenzione di un impianto di questa portata.

Nel 2006, quando lei era presidente del CISI parlava di un «progetto che esiste già da tempo» di un inceneritore da costruire nel Basso veronese (vedi LʼArena 31/01/06 che le allego) e da accostare, o addirittura per sostituire, Cà del Bue. Del progetto, da lei definito nello stesso articolo di «pubblica utilità» non se ne è più parlato, però in compenso oggi hanno preso piede le centrali a biomasse. Qual è lo stato delle cose? Cʼè un legame tra le due? Il contesto è completamente diverso e la materia prima da trattare anche. Nessun legame.

Non ritiene legittimo il sospetto che la centrale di Sanguinetto possa essere trasformata in un inceneritore? Tra lʼaltro non depone a favore il fatto che una delle aziende firmatarie della convenzione (la ditta TM.E spa) costruisca termovalorizzatori. Inoltre la cronaca italiana riporta esempi di centrali a biomasse riconvertite a inceneritori in seguito a condizioni di accertata “emergenza”. Assolutamente no. Sono due le ragioni che giocano a sfavore di queste illazioni irragionevoli. La prima risiede nellʼampia disponibilità di paglia e stocchi di mais da parte dei soci di Avepo che ne garantisce, con un contratto, la fornitura allʼimpianto per 15 anni. La seconda risiede nella particolarità dell’impianto i cui sistemi di stoccaggio della biomassa, di alimentazione, di combustione e di depurazione dei fumi di scarico sono progettati per trattare esclusivamente paglia e stocchi. La sua trasformazione in inceneritore di rifiuti comporterebbe il rifacimento completo dell’impianto (con un costo superiore a quello iniziale), una nuova Valutazione di Impatto Ambientale e una nuova autorizzazione da parte di tutti gli enti interessati. La TM.E è la principale azienda nel settore con grande esperienza nei processi di combustione e di generazione di energia che sono gli stessi sia che si parta da rifiuti che da biomassa; quello che cambia è il progetto dellʼimpianto che, nel caso delle biomasse, è oltretutto impiantisticamente specifico e non convertibile a rifiuti.

Come contate di controllare le emissioni della centrale (diossina, nanoparticelle di azoto e metalli pesanti solo per citarne alcuni)? Che ricadute avranno sulla salute della popolazione e sulle coltivazioni locali, se è vero che vengono disperse in un raggio di 10 chilometri? Lʼimpianto è dotato dei più avanzati sistemi di depurazione dei fumi che sono in grado di far sì che vengano rispettati i limiti di emissione imposti dalla vigente normativa per tutti i tipi di inquinanti. Il rispetto di tali limiti garantisce che le ricadute al suolo degli inquinanti siano contenute entro i valori di salvaguardia delle coltivazioni e della salute della popolazione. Si evidenzia, per contro, come la realizzazione e la successiva gestione di una centrale alimentata a biomasse rappresentino un notevole contributo alla salvaguardia dell’ambiente in termini di minor consumo di fonti combustibili tradizionali e di conseguente minore emissione di gas influenti sull’effetto serra. Il controllo sul rispetto dei limiti di emissione verrà effettuato dagli Enti preposti a tale scopo, come ad esempio lʼARPAV. Se lʼamministrazione volesse istituire una commissione di controllo, allargata anche ad alcuni membri del “comitato del No” ben venga, perché è anche nel nostro interesse che il materiale e le emissioni vengano costantemente controllati.

Mirka Tolini

Aspetto i vostri commenti.

PG:Centrale, Braga e Tosi su You Tube

mercoledì, 16 dicembre 2009

Ieri 15 dicembre 2009 il Primo Giornale riporta la “telecronaca” del video girato dai ragazzi del comitato di Sanguinetto e pubblicato dal blog due settimane fa.

SANGUINETTO. Messo in rete dal Comitato contro l’impianto il video girato davanti ad un ristorante dove si riunivano i vertici della Lega

Centrale, Braga e Tosi su You Tube

Il dibattito sul progetto della centrale a biomasse a Sanguinetto finisce su You Tube. A portarcelo, i giovani del Comitato contro la Centrale a Biomasse di Sanguinetto, che domenica 29 novembre, hanno atteso il sindaco di Verona, Flavio Tosi, all’ingresso del ristorante Ilva per «informarlo della gravità della situazione». Ne esce un video su internet nel quale Tosi fa scena muta, “difeso” e “scortato” dai vari sindaci, consiglieri regionali e provinciali del Carroccio presenti all’incontro. Con le

Alessandro Braga

Alessandro Braga

domande rivolte dal Comitato a Tosi a cui rispondono invece il sindaco di Sanguinetto, Alessandro Braga e l’assessore Maurizio Lorenzetti. Tosi era ospitato a Sanguinetto per un pranzo della Lega Nord assieme al consigliere regionale Vittorino Cenci, al sindaco di Legnago, Roberto Rettondini e tanti altri. Ma come il primo cittadino di Verona arriva si fanno vivi, muniti di telecamera, i ragazzi del Comitato.

«Hanno già approvato il progetto della centrale, hanno già firmato una convenzione, ci stanno vietando di riprendere le sedute del consiglio comunale, ci stanno vietando di parlare, non ci concedono il teatro per gli incontri, hanno chiesto mille euro per fare una serata pubblica con dei consiglieri regionali - hanno spiegato a Tosi quelli dei Comitato -. La centrale va a puro interesse di tre società private che hanno costruito inceneritori in tutt’Italia».

A quel punto arriva il consigliere regionale Vittorino Cenci: «Avete visto il progetto? Prima vediamo il progetto». Al che quelli del Comitato ribattono: «Il progetto l’avete fatto anche se abbiamo già raccolto 1500 firme contro la scelta di realizzare la centrale. E avete già firmato anche la convenzione con la ditta». E qui arriva il colpo di scena del sindaco Braga che esordisce: «Sei sicuro che sia stata firmata la convenzione – dice il primo cittadino ad uno dei ragazzi del Comitato -. Stai dicendo delle sciocchezze. Non è firmata la convenzione. Vai in Comune ad informarti». «Ma se è così – riprendono quelli del Comitato rivolti al sindaco – devi dirlo a tutti i cittadini -. E allora cosa avete firmato il 14 settembre?».

«Una convenzione, ma non l’ho firmata io – dice tranquillo il sindaco – non c’è la mia firma. Ed ho già spiegato il percorso che intende seguire il consiglio comunale. Nel momento in cui questi signori presenteranno il progetto andremo dalle autorità competenti a capire se è positivo. Incontreremo la cittadinanza con incontri da 30-40 persone per evitare che ci siate voi a fare casino. E poi decideremo». «Come essere in Afghanistan, con i capi famiglia, i capi tribù, con le donne che non possono partecipare», replicano quelli del Comitato. «Io convoco chi voglio – sfida Braga -. Io convoco i capi famiglia, ho l’elenco, ve lo faccio vedere? C’è l’elenco capifamiglia». «E allora perché non quello dei responsabili acquisti – sottolineano seri quelli del Comitato -. Comunque, sindaco Tosi, abbiamo raccolto 1500 firme…».

«Sapete come le avete raccolte? - irrompe nel video l’assessore Lorenzetti -. Dovete vergognarvi, andate in giro a dire alle persone dicendo che la centrale fa venire tumori e leucemie». «Questo è procurato allarme – aggiunge Cenci -. Dovete vergognarvi». Secca la risposta del Comitato: «Vergognatevi voi che non informate i cittadini dei pericoli che corrono».

E alla fine, mentre il gruppo di amministratori del Carroccio con in testa Tosi entra nel ristorante, uno del Comitato grida: «Paroni in casa nostra. Loro padroni in casa nostra».

Per chi volesse vedere il video: http://www.youtube.com/watch?v=Pt4Evyi-CAW4, oppure sul sito Nogara On line di Mirko Moreschi (www.nogaraonline. net).

Non voglio fare nessun altro commento perché credo non ci sia più nulla da dire. Questi sono i Leghisti, non rispondono alle domande, non contemplano la democrazia e la concertazione.