Articoli marcati con tag ‘biomassa’

La lungimiranza del Comitato

giovedì, 4 novembre 2010

Ai tempi del Comitato Contro la Centrale a Biomassa i ragazzi più attivi venivano additati come seminatori di menzogne e falsità. I ragazzi del comitato, tra i quali c’ero anch’io in modo molto attivo, sostenevano che la Centrale a Biomassa era un lupo travestito da agnello, ovvero, che l’inceneritore per la paglia sarebbe divenuto, come già era accaduto in altre parti d’Italia, un inceneritore per rifiuti di ogni tipo. Domenica scorsa il programma Report ha parlato proprio delle Centrali a Biomassa. Nel servizio mandato in onda – «Biomasse di massa» – viene spiegato molto chiaramente quali sono i veri scopi di chi vuole la costruzione di Mega Centrali a Biomassa. Milena Gabanelli in coclusione del servizio dice:

Le centrali a biomasse sono un’ottima idea; se di piccola dimensione e se bruciano residui di boschi e di segherie e utilizzano tutta l’energia prodotta per riscaldare magari piccoli paesi. Il fine dovrebbe essere quello di diventare autosufficienti e non di lucrare. Diversamente si rischia di compromettere un patrimonio, di mettere in crisi un settore dell’economia, a noi costa di più, e alla fine magari si inquina, quanto il gasolio.

La Centrale a Biomassa che si voleva costruire a Nogara e prima ancora a Gazzo Veronese e pochi mesi fa a Sanguinetto, la si voleva costruire solo per lucrare, la si costruiva solo per i certificati verdi e per puro interesse privato. Non c’era nessun progetto lungimirante, non c’era nessuna intenzione di portare beneficio al paese ospitante. Siamo stati lungimiranti nel prevedere che il solo fine dei signori che volevano l’impianto era meramente economico. Dentro a questo discorso rientrano anche gli amministratori che irresponsabilmente permettono insediamenti senza prima informarsi e approfondire il vero fine e scopo di tale opere.

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La vittoria del Comitato

mercoledì, 7 luglio 2010

Questa mattina il quotidiano L’Arena riporta la notizia che a Sanguinetto la Termemoccanica rinuncia alla costruzione della ormai “famosa” centrale a biomassa.

SANGUINETTO. Gravoso l’impegno imposto da Agsm alla ditta che dovrebbe sostenere la spesa del teleriscaldamento

La centrale della discordia sparisce per motivi economici

La Termomeccanica ecologica getta la spugna perché non ritiene suo obbligo farsi carico di tutta la rete di trasporto del calore; intanto va avanti un altro impianto

Stop al progetto della centrale a biomasse di via Campaiaro. Mentre in paese si discute del «bioconvertitore», proposto da Technika di Modena per produrre bioetanolo e lignina da paglia e stocchi di mais «digeriti» da enzimi, in Comune è arrivata la lettera di rinuncia della Termomeccanica ecologia di La Spezia alla costruzione di un termovalorizzatore che doveva essere alimentato con gli stessi scarti agricoli. Il ripensamento della ditta verrà comunicato dal sindaco Alessandro Braga nel Consiglio che si terrà oggi, alle 19, a Venera.

La centrale a biomasse, da sette megawatt, doveva essere alimentata con 70 mila tonnellate di paglia e steli di mais all’anno. Per oltre un anno ha fatto discutere e litigare due amministrazioni, Nogara e Sanguinetto: ora sparisce. A spingere Aldo Sammartano, presidente di Termomeccanica ecologia, a non proseguire il progetto è stata la relazione dell’Azienda generale dei servizi municipalizzati di Verona (Agsm), interpellata dal Comune per uno studio di fattibilità dell’impianto di teleriscaldamento connesso alla centrale. Il 20 maggio scorso, l’azienda scaligera confermò la «fattibilità tecnica» della centrale. Tuttavia, per rendere l’impianto sostenibile economicamente, propose tre soluzioni diverse: o porre tutti gli investimenti sul teleriscaldamento «a carico di chi propone l’impianto» oppure prevedere che la ditta ceda il calore prodotto a costo quasi nullo. La terza proposta, infine, prevedeva «di non far pagare l’allaccio al cliente, bensì di incrementare in modo significativo la quota di contribuzione a suo carico».

Tutte e tre le ipotesi, in particolare quella dell’investimento totale a carico del privato, sono state scartate dalla Termomeccanica. Sammartano il 30 giugno ha scritto al sindaco che l’investimento di fondi senza limiti «non è contemplato nel progetto da noi proposto». E ha aggiunto: «Pur consapevoli che il teleriscaldamento è un elemento fondamentale per la centrale, non sussistono le condizioni tecnico economiche affinché gli investimenti ad essa relativi vengano sostenuti dalla nostra società».

Queste parole, per il sindaco Braga, suonano come una rinuncia al progetto. «L’impossibilità di realizzare la rete di teleriscaldamento», dice, «è una condizione che ostacola la prosecuzione del rapporto e della sottoscrizione della convenzione, già adottata in Consiglio e sottoscritta da Termomeccanica, Avepo e Seren». Braga aggiunge: «Mi dispiace che ci sia stato chi, in particolare i consiglieri di minoranza Daniele Fraccaroli, Antonella Ponso e Mario Mattioli, che in tutti questi mesi sono andati in giro dicendo che la centrale era già cosa fatta. Hanno fatto male i conti. L’ex assessore Christian Malini, all’opposizione, ha solo fatto un gesto teatrale».

Intanto si fa avanti l’altra centrale, il bioconvertitore della Technika di Modena che ha illustrato l’impianto: sarà più piccolo di quello di Termomeccanica, funzionerà con 8.500 tonnellate di paglia e stocchi di mais all’anno che saranno trasformati da fermenti ed enzimi in bioetanolo, anidride carbonica e lignina. Dubbi sugli effettivi sostegni economici che avrà la nuova struttura e sui suoi limiti sono stati già espressi, rispettivamente, da Daniele Fraccaroli, capogruppo di «Sanguinetto Cresce» e da Michele Sganzerla, portavoce del Comitato del no alla centrale a biomasse.F.T.

Spero che questo sia l’ultimo post che scrivo in merito a questa centrale e auspico che coloro i quali si ostinano costantemente ad andare in giro per i paesi della bassa a proporre questo inceneritore camuffato da centrale a biomassa, la smettano di cercare qualche sindaco pollo, pronto a farsi spennare. Fate altre cose e rassegnatevi all’idea. Altro aspetto interessante è che, come detto nell’articolo, la rinuncia arriva per motivi economici. Questione che il Comitato ha sempre sostenuto, ovvero il fatto che realizzare il teleriscaldamento in zone come queste è praticamente impossibile dal punto di vista economico. Interessante poi, la dichiarazione di Braga:

«Mi dispiace che ci sia stato chi, in particolare i consiglieri di minoranza Daniele Fraccaroli, Antonella Ponso e Mario Mattioli, che in tutti questi mesi sono andati in giro dicendo che la centrale era già cosa fatta. Hanno fatto male i conti. L’ex assessore Christian Malini, all’opposizione, ha solo fatto un gesto teatrale»

Non si dispiaccia caro sindaco Braga perché la figuraccia l’ha fatta lei, non certo i consiglieri di opposizione né tanto meno l’ex assessore Malini. Lei si è ostinato a credere in un progetto che la maggioranza della popolazione non voleva e non vuole tutt’ora. Salendo addirittura agli onori della cronaca per performance che hanno sfiorato a dir poco il ridicolo. Spero veramente che alla prossima tornata elettorale i cittadini di Sanguinetto si ricordino di lei, della sua parte politica e di tutti i personaggi “politici” che hanno sostenuto la sua personale scelta di voler continuare su una strada senza uscita. Ricordatevi di questo quando andate a votare.

Mail a Nogara On Line

domenica, 24 gennaio 2010

Riporto la mail che mi ha inviato Alessandro Modenini:

Brescia è considerata la provincia più inquinata d’Italia. Ho qualche dubbio sia vero comunque gli ultimi dati dicono questo…
L’inceneritore da quando è stato installato ha inquinato non così tanto come vogliono (passatemi il termine ) inculcarci in testa, teniamo conto che oggi è possibile realizzare inceneritori con minore impatto ambientale.
Concordo che l’inceneritore inquina ed può essere concausa nell’aumento di tumori, ma prima di contestarlo proponete qualcosa che inquini meno. E’ curioso notare che in altre città italiane ci sono industrie che inquinano molto ma molto e ancora moltissime volte di più dell’inceneritore di Brescia ma non se ne parla o raramente, evidentemente sono nella lobby giusta.
Mi considero un sostenitore della biomassa e m’impegno affinché sia una fonte d’energia conosciuta e sfruttata il biogas contrariamente a quanto dicono non inquina, spero arriveremo al livello della Baviera. Comunque se sfruttassimo al massimo tutta la biomassa disponibile in Italia (e nessun impianto in Italia può dirsi moderno tutti sono copiati da impianti tedeschi costruiti almeno 10 anni fa) realizzeremmo circa il 7% del fabbisogno d’elettricità necessaria. Un valore da raggiungere e spero superare, ma servono altre fonti d’energia.
La Baviera con 4000 impianti di biogas (in Italia circa 100) con moltissimi pannelli solari in più di noi non parliamo dell’eolico per il proprio fabbisogno usa inceneritori per il riscaldamento e centrali nucleari per l’elettricità.
non facciamo demagogia e non lasciamoci inculcare in testa facili slogan.

P.S. Venerdì 19 febbraio ore 21:00, presso la sala consiliare del Comune di NOGARA (VR), CITTADINO ALZA LA TESTA! La Crisi della Democrazia – incontro con PIERO RICCA

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

lunedì, 7 settembre 2009

centrale-biomassa

Ieri il quotidiano L’Arena riportava questo interessante articolo.

SANGUINETTO. L’amministrazione Braga fa suo il progetto di impianto a biomasse già rifiutato da Gazzo e Nogara

La centrale si sposta a Campaiol

Il progetto della centrale a biomasse da 10 megawatt continua il suo pellegrinaggio nella Bassa in cerca di un’amministrazione che lo adotti.

Dopo essere stata rifiutata da Gazzo, sedotta e poi abbandonata da Nogara, la centrale sembra aver trovato il futuro principe azzurro nel sindaco di Sanguinetto Alessandro Braga. Al punto che venerdì sera la stessa amministrazione ha convocato un’assemblea pubblica per presentare il progetto rivelando che l’impianto dovrebbe sorgere in località Campaiol, adiacente alla zona industriale tra Sanguinetto e Venera.

A spiegare la necessità di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili sono stati chiamati Michele Pinelli e Mirko Morini, ricercatori dell’università di Ferrara, che hanno tranquillizzato i cittadini sulla non pericolosità dell’impianto per la salute umana e per l’ambiente.

Nel frattempo, però, l’amministrazione Braga – in carica dallo scorso giugno dopo la vittoria elettorale – si è portata avanti. Già lo scorso 5 agosto, infatti, ha approvato il progetto di massima presentato congiuntamente dalla società agricola Avepo, da Termomeccanica ecologica spa e da Seren srl di Claudio Bellani (l’ex presidente di Cisi spa e consigliere comunale di Gazzo). Non solo. La stessa giunta, fornendo parere positivo all’impianto che brucerà circa 70mila tonnellate di paglia e stocchi di mais l’anno, aveva dato mandato al sindaco di firmare entro 15 giorni l’accordo di programma con le ditte proponenti che daranno al Comune un contributo annuale di 200mila euro. Firma saltata solo perché le stesse imprese non hanno ancora consegnato la copia della convenzione in municipio.

Ovviamente la decisione dell’amministrazione leghista ha scatenato un largo spettro di reazioni. «Braga diceva che ogni scelta sarebbe stata fatta consultando i cittadini», accusa Mario Mattioli. «Invece prima ha approvato il progetto e poi ha fatto un incontro di facciata per darla a bere ai cittadini. La centrale troverà tutta la nostra contrarietà».

Più possibilista l’altro consigliere di minoranza Roberto Scipolo: «Non sono contrario a priori ma voglio essere certo che non ci siano problemi per la salute dei cittadini».

«Assicuro nella maniera più assoluta che si bruceranno sono paglia e stocchi di mais e non rifiuti come qualcuno può pensare», spiega invece l’assessore ai Lavori pubblici Valentino Rossignoli. «Attendiamo la convenzione, poi andremo in consiglio comunale per l’approvazione».

Le stesse parole che qualche mese fa diceva il sindaco di Nogara Oliviero Olivieri.

Interessante notare che gli attori di questa tragifarsa sono sempre gli stessi che, qualche tempo fa, volevano costruire la stessa Centrale a Biomassa a Nogara e Gazzo Veronese. Un altro aspetto interessante da notare è lo stesso “modus operandi” della vicenda di Nogara. Le ditte, come è giusto, propongono al Sindaco e a decisione già presa si rassicurano i cittadini che l’impianto non è pericoloso per la salute umana e l’ambiente.

Adesso chi è il pollo?

giovedì, 20 agosto 2009

uomo_pollo

Riporto integralmente l’articolo de L’Arena del 19/08/2009

Centrali a pollina allevatori già pronti

AGRICOLTURA. La delibera regionale che disciplina l’uso di sostanze di derivazione animale nella produzione di energia elettrica apre la strada a nuovi progetti. Gassificazione o dissociazione molecolare? Avicoltori divisi sulla tecnologia ma a Zevio potrebbe nascere il primo impianto-pilota.

La pollina, prodotta in grande quantità negli allevamenti veronesi, non è più un rifiuto ma un sottoprodotto, e può essere quindi utilizzata per la produzione di energia. Una prospettiva che trova d’accordo sia l’Associazione italiana coltivatori (Aic), con uffici a Zevio, che l’Associazione veneta avicoltori (Ava), che ha sede a Cologna. Unanime è il plauso per la delibera regionale del 29 luglio, che disciplina l’utilizzo di sostanze di derivazione animale nella produzione d’energia. Di fatto, la delibera sottrae i liquami alla normativa sui rifiuti e individua un percorso tecnico-amministrativo per l’autorizzazione degli impianti di trasformazione. Ma le due associazioni sono divise sulla tecnologia da adottare per togliere di mezzo la pollina degli allevatori che non rientra nei limiti di spandimento imposti dalla direttiva nitrati: massimo 340 chili di azoto per ettaro all’anno su terreni considerati «non sensibili». Un quantitativo che scende drasticamente a 170 chili per i terreni «vulnerabili ai nitrati», la maggior parte nel Veronese.
Albino Stevani (Aic) punta sulla pirogassificazione, processo chimico-fisico che brucia la lettiera avicola per ricavare energia termica e elettrica attraverso un generatore di vapore e una turbina, che sviluppa energia meccanica convertita poi in elettricità.
Giancarlo Lunardi, ex sindaco di Zimella e presidente dell’Ava, associazione che raggruppa le maggiori aziende avicole del Veneto, scommette invece sulla cosiddetta dissociazione molecolare.
«Si tratta di un processo in ambiente chiuso, a 350 gradi di temperatura, che produce energia pulita senza rilasciare inquinanti», spiega Lunardi. Aggiungendo che il progetto, «già approvato e ammesso ai contributi dal ministero, sarà realizzato non appena arriverà il finanziamento». Il presidente dell’Ava continua: «Ci vorrebbero 5-6 impianti al di sotto di un megawatt di potenza, ben distribuiti sul territorio, per soddisfare le necessità di Verona e, contemporaneamente, non gravare il traffico con mezzi di trasporto agricoli. Non abbiamo ancora scelto dove realizzare un prototipo dell’impianto da replicare se supererà tutti gli esami. Comunque, la tecnologia non è nuova e probabilmente è quella che economicamente rende meno, però dovrebbe risolvere il problema senza sollevare l’opposizione degli ambientalisti». Lunardi spiega che «la dissociazione molecolare fu utilizzata dai tedeschi durante la prima guerra mondiale per ricavare gasolio dai rifiuti. Ora l’Ava vuole fare altrettanto con la pollina, ma si potrebbero trattare anche rifiuti di altra provenienza».
Da parte sua, Stevani fa sapere che l’Aic ha già comprato un lotto di terreno tra gli stabilimenti Aia e Parmalat a Santa Maria di Zevio per realizzare un piccolo pirogassificatore consortile da 1,5 megawatt di potenza. Il Comune ha dato un primo via libera, a condizione che l’impianto non abbia impatti negativi sul territorio e di una compartecipazione agli utili. Va precisato che il nulla osta definitivo all’impianto è di competenza regionale.
«Già stiamo stipulando contratti di conferimento in ossequio alle direttive regionali», spiega ancora Stevani, annunciando che a breve s’incontrerà con un esperto del settore e di «aver già individuato in Spagna un impianto made in Italy a emissioni zero che potrebbe essere replicato a Santa Maria».
Per funzionare a pieno regime, il pirogassificatore zeviano dovrà essere alimentato con 8.000-8.500 tonnellate di pollina secca l’anno, quantitativo facilmente reperibile in zona. Stevani conclude: «Non abbiamo preso in considerazione la dissociazione molecolare perché l’emendante necessario al processo è costoso e poi ci sarebbe il problema dello smaltimento delle considerevoli scorie prodotte».

Piero Taddei

La schizofrenia è totale.  L’Italia ha impiegato 10 anni per recepire la direttiva su nitrati e il governo ha considerato la pollina come biomassa e con un disegno di legge del 20 febbraio scorso l’ha fatta rientrare nelle energie rinnovabili da incentivare. La regione Veneto ha dato attuazione alla direttiva europea e, con una delibera del 29 Luglio, ha indicato che per risolvere il problema  dei nitrati occorre bruciarli. I soldi che paghiamo per incentivare le vere energie rinnovabili finiranno per incentivare impianti per bruciare la pollina. Dopo gli inceneritori abbiamo un nuovo problema i pirogassificatori. Abbiamo l’imbarazzo della scelta gassificazione o dissociazione molecolare? Nuove parole, nate per confondere, ma la sostanza non cambia, bruciando produciamo diossina e più la temperatura è alta più produciamo nano polveri, pericolose per la nostra salute. La domanda da porsi è questa: può un avicoltore guadagnare di più bruciando pollina che vendendo uova? Sarà forse il caso di rivedere queste scelte prima di aggiungere alla Pianura Padana oltre che il primato Europeo di produzione di azoto da smaltire, anche quello per maggiori casi di tumore?

in collaborazione con Simone Bernabè

P.S. Il programma Report ha trattato dell’argomento. Vi lascio i link dei video caricati su YouTube.

Centrale, la maggioranza ordina:«Avanti tutta»

giovedì, 12 febbraio 2009
Primo Giornale del 10/02/2009

Primo Giornale del 10/02/2009

Nel primo Giornale del 10/02/2009 si parla ancora della Centrale a Biomassa.

Non si arresta il treno che porta alla realizzazione dell’impianto a biomassa a Nogara, dopo che in consiglio comunale giovedì 29 gennaio è stata respinta dalla maggioranza la proposta di ritirare la delibera di approvazione. Durante la seduta i consiglieri di opposizione hanno infatti presentato la richiesta di revocare la delibera del 10 settembre relativa all’ esame del progetto di massima della centrale.

Lo scontro sul tema è sempre acceso a causa dei dubbi persistenti sull’impianto, che oltre a lasciare perplessa l’opposizione e molti cittadini circa la posizione sottovento, che porterebbe i fumi nel paese, e il notevole afflusso di camion di cui risentirà la viabilità, lascia una pesante ombra sulle emissioni di diossina e di altre polveri e sulla possibilità di una conversione futura in un inceneritore di rifiuti urbani.

Nonostante le rassicurazioni dei sostenitori del progetto in merito, il consigliere di opposizione Vittoria Di Biase ha rivelato che «a Brindisi questa ditta è inquisita per aver convertito questo tipo di impianto in inceneritore di rifiuti senza autorizzazioni», aggiungendo: «E secondo voi io metto in mano a questi la realizzazione di un inceneritore a Nogara?».

Il dibattito rimane incentrato anche sul problema della diossina, che secondo i sostenitori sarebbe pari a zero perché andrebbe a bilanciarsi con l’ossigeno emesso dalla fotosintesi delle piante coltivate per l’utilizzo dell’impianto, ma che per il consigliere Emanuele Montemezzi «viene assorbita dall’ambiente e dai foraggi con cui sono alimentati i nostri bovini».

La posizione contraria alla centrale a biomassa continua a vedere riuniti quindi tutti i consiglieri di opposizione e quelli distaccati dalla maggioranza ad esclusione del leghista Simone Falco, che si è astenuto dalla votazione, sul cui mutamento di posizione hanno avuto molto da ridire i suoi compagni. (A.T.)

Anche questa volta la maggioranza ha dimostrato che non vuole sentire ragioni. Non vuole ascoltare i cittadini e i consiglieri che esprimono, legittimamente, dubbi sull’impianto.

D’inceneritore si muore

lunedì, 2 febbraio 2009
Il dubbio

Il dubbio

Un frequentatore del blog mi ha segnalato un articolo di Antimafia Duemila dal titolo inceneritori e nanoparticelle.

La Dr. Patrizia Gentilini , oncologa, fondatrice dell’ISDE, lo ha detto a chiare lettere: i dati e studi scientifici sono già ampiamente stati fatti e dimostrano inequivocabilmente che non si può incenerire senza uccidere nel tempo molte vite umane soprattutto tra i bambini. Qualsiasi tipo di combustione, di qualsivoglia tipo di sostanza genera enormi quantità di fumi composti di particelle chimiche, le più diverse, in grado una volta respirate di localizzarsi nei diversi organi del corpo e fare sviluppare, nel tempo, neoplasie tissutali o del sangue come vari tipi di leucemie. Lo spazio per i dubbi non c’è più, c’è solo la possibilità di opporsi oppure fare finta di niente come gli struzzi in situazioni di pericolo!

Spesso è volentieri chi parla di inceneritori porta ad esempio Brescia, citando che all’inceneritore è stato conferito il premio come miglior impianto. Chi cita questo spesso non sa che fra coloro che hanno assegnato il premio c’è anche la ditta costruttrice. Per fare un sempio, è come se la Coca-Cola HBC assegnasse il premio come miglior bibita alla Coca-Cola.

Il latte vaccino a Brescia è pesantemente contaminato da diossine. Questo dato di fatto anziché fare promuovere uno studio esteso sul territorio circostante, al fine di stabilire la causa prima di una situazione così grave, ha portato all’incriminazione degli allevatori le cui vacche hanno prodotto latte alla diossina! Siamo ben oltre la già colpevole idiozia! Nessuna parola, né indagine sulla “bomba ecologica” più grande d’Italia, cioè il mega inceneritore (sempre chiamato termovalorizzatore, per la qual cosa tutti noi paghiamo multe salate alla EU che ci ha condannato per l’utilizzo di appellativo ingannevole!!!). E’ chiaro come il sole che la contaminazione della catena alimentare nelle campagne del bresciano va collegata principalmente alle pesantissime emissioni di fumi dell’incenerimento di oltre 200mila tonnellate l’anno di rifiuti ma per gli amministratori, ASL e ARPA il problema non è nemmeno preso in considerazione perché… ci sono i filtri!

Quando si parla di inceneritori e nanoparticelle non si possono non citare i ricercatori Dr. Stefano Monatnari e la Dr.ssa Gatti.

Eppure è stato dimostrato scientificamente che un camino d’inceneritore emette sempre fumo cioè ceneri volatili che ricadono al suolo contaminando giorno dopo giorno, anno dopo anno, l’aria, l’acqua e i terreni circostanti in modo direttamente proporzionale alla massa di materia bruciata. Mettendo i filtri si riesce solo a “nascondere” il fumo, ma non si limitano in alcun modo le particelle che escono dal camino: queste infatti sono molto più piccole e totalmente invisibili e proprio per questo potenzialmente molto più pericolose. I nostri Amministratori, accecati dal denaro non vogliono ricordare la legge fisica basilare secondo la quale “nulla si crea , nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, peccato che la trasformazione data dall’incenerimento sia un incubo per la salute della gente! Infatti il Dr. Stefano Montanari e la moglie Dr.ssa Gatti con le loro ricerche scientifiche al microscopio elettronico, hanno dimostrato che gli inceneritori come tutta l’attività industriale altamente tecnologica produce in modo continuo nanoparticelle, centinaia di volte più piccole del famoso PM10, unica particella considerata dalla legge, la cui concentrazione elevata porta agli inutili provvedimenti di chiusura del traffico veicolare. Ma proprio le dimensioni così ridotte delle nanoparticelle consentono loro di entrare direttamente nel sangue, senza alcuna possibilità di “filtraggio” da parte delle mucose e degli endoteli respiratori, entrando direttamente nella cellula, attraverso la membrana cellulare, senza danneggiarla, posizionandosi a ridosso del DNA del nucleo.

Nell’articolo si citano anche le Centrali a Biomassa, ultimamente tema molto caldo a Nogara e fonte di discussioni e dibattiti, anche fra la cittadinanza.

Il Dr. Montanari ha mostrato una foto del cadavere di un neonato di pochi giorni morto per una leucemia iperacuta, fulminante. La madre sana con gravidanza senza problemi: nel corpo del neonato sono stati rinvenuti presenza di metalli pesanti di vario tipo in elevata concentrazione. Come è stato possibile tutto ciò? Evidentemente, durante la gravidanza, il sangue della madre conteneva questi veleni e li ha passati a suo figlio. A lei, apparentemente nulla di patologico è accaduto ma su un essere di pochi chili è stato molto probabilmente fatale. Quante di queste morti dovremo ancora sopportare per comprendere che non possiamo accettare in silenzio la costruzione di centinaia di nuovi inceneritori (chiamati ovviamente cogeneratori a biomasse o termovalorizzatori etc.) in tutta Italia?

E per il comitato appena nato una buona notizia.

In Veneto è stata lanciata ieri l’iniziativa Rete Ambiente Veneto (R.A.V.) per collegare tutte le realtà dei Comitati sparsi ovunque nel territorio che si oppongono allo scempio del territorio e della loro salute. Nella grande maggioranza dei casi gli Amministratori locali sono collusi perché comprendono solo il linguaggio del denaro: resta solo la possibilità di una grande mobilitazione della gente che dal basso costringa i politici a ricordare che amministrano nel nome e per conto delle persone che li votano e non delle ditte costruttrici d’inceneritori! A noi l’iniziativa Politica, con la “P” maiuscola perché l’alternativa non c’è se non il deserto delle coscienze di gente che si è venduta l’anima !!!

Questo è il link dell’articolo completo. Questo è l’articolo in PDF. Stampa e diffondi e fai leggere a coloro che non hanno accesso alla rete.