Con questo post voglio iniziare una sorta di “appuntamento con la storia”. Spesso e volentieri non sappiamo nulla della storia dei politici che andiamo a votare o che vediamo alla televisione ed è interessante, secondo me, conoscere le “origini” di questo o quel politico.
Mario Borghezio, il piromane verde.
Anche il corpulento e tonitruante agitatore padano-piemontese Mario Borghezio, avvocato, più volte deputato, sottosegretario alla Giustizia nel primo governo Berlusconi (1994), ha collezionato la sua brava condanna definitiva. Il 5 settembre 2005 la Cassazione l’ha riconosciuto irrevocabilmente colpevole di incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati rumeni che dormivano sotto un ponte della Dora, a Torino. E ha confermato la condanna emessa dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Torino: 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.40 euro di multa. Infondata la tesi difensiva secondo cui il processo sarebbe stato viziato da una “strumentalizzazione politica” anti-leghista.
I fatti risalgono al 1° luglio 2000 quando, al termine di una fiaccolata dei “Volontari versi” contro l’immigrazione, presero fuoco i giacigli in cui vivevano accampati alcuni extracomunitari sotto il ponte Principessa Clotilde. L’incendio, provocato da alcune fiaccole dei manifestanti al seguito di Borghezio, bloccò la circolazione per tre ore e richiese l’intervento dei vigili del fuoco. Di qui la condanna anche di Borghezio che – osserva la Cassazione – non si basa “sulla sua collocazione di spicco nelle istituzioni e all’interno del movimento politico al quale faceva capo la manifestazione”, ma è provata dalle sue stesse dichiarazioni.
E’ stato infatti lo stesso capatàz leghista ad ammettere “la circostanza di aver assunto l’iniziativa di effettuare la perlustrazione sotto il ponte, affidata a persone munite di fiaccole e decise ad attuare il palesato intento di bonificare la zona da tutto ciò che poteva avere attinenza con il traffico di sostanze stupefacenti”. Poi ci sono le testimonianze, pienamente attendibili, degli agenti della Digos intervenuti sul posto e di alcuni passanti “che contraddicono l’ipotesi di accidentalità dell’incendio” formulata, invece, da un vicequestore.
Borghezio è poi imputato a Verona nel processo alle “camicie verdi”. Le accuse, che passeranno al vaglio del gip nell’udienza preliminare nell’ottobre 2006, vanno dall’attentato alla Costituzione e all’unità dello Stato alla creazione di una struttura paramilitare fuorilegge. Ma la modifica della legge approvata appositamente dalla Cdl allo scadere della passata legislatura, nel gennaio 2006, cancellerà almeno le prime due imputazioni. Infine il processo per resistenza a pubblico ufficiale durante le perquisizioni nella sede leghista di via Bellerio a Milano. Il 10 novembre 2001 la Corte d’appello di Milano lo condanna a 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Ma poi, il 9 febbraio 2004, la Cassazione annulla la sentenza, disponendo per lui e altri dirigenti del Carroccio un nuovo processo d’appello. tre mesi dopo l’imputato Borghezio viene eletto deputato europeo.Tratto da “Onorevoli Wanted“
