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Se il clima fosse una banca

mercoledì, 23 dicembre 2009

Hugo Chávez presidente del Venezuela al vertice del clima di Copenhagen ha pronunciato questo discorso.

Signor presidente, signore, signori, amici ed amiche, prometto che non parlerò più di quanto sia già stato fatto questo pomeriggio. Ma permettetemi un commento iniziale che avrei voluto facesse parte del punto precedente discusso da Brasile, Cina, India e Bolivia chiedevamo la parola, ma non è stato possibile prenderla. Ha parlato la rappresentate della Bolivia e porgo un saluto al compagno presidente qui presente, presidente della Bolivia.

Io dico una cosa di cui ho preso nota: il testo che è stato presentato non è democratico, non è inclusivo! Ero appena arrivato e mentre ci sedevamo abbiamo sentito il presidente della sezione precedente la ministra, dire che c’è un documento da queste parti che però nessuno conosce. Abbiamo chiesto il documento, ancora non l’abbiamo avuto. Top secret!

Certo, la collega boliviana l’ha detto, non è democratico, non è inclusivo, ora signori e signore: siamo forse in un mondo democratico? Possiamo aspettarci qualcosa di realmente democratico nell’attuale sistema mondiale? Su questo pianeta stiamo vivendo una dittatura imperiale! E lo denunciamo ancora: abbasso la dittatura imperiale! E su questo pianeta vivano i popoli, la democrazia e l’uguaglianza! E quello che vediamo è il riflesso di tutto ciò: esclusione!

C’è un gruppo di paesi che si crede superiore a noi del Sud, a noi sottosviluppati o come dice il nostro grande amico Eduardo Galeano: noi paesi travolti come da un treno che ci ha avvolti nella storia. Quindi noi non dobbiamo stupirci di quello che succede, non stupiamoci, non c’è democrazia nel mondo e qui ci troviamo di fronte all’ennesima evidenza di dittatura imperiale mondiale.

Poco fa sono saliti due giovani, ma per fortuna le forze dell’ordine sono state decenti, qualche spintone qua e la e i due hanno cooperato, o no? Qui fuori c’è molta gente, sapete? Certo che non entrano tutti in questa sala, sono troppi. Ho letto sulla stampa che ci sono stati molti arresti per le strade di Copenhagen, e voglio salutare tutte le persone qui fuori, la maggior parte delle quali sono giovani. Non ci sono dubbi che siano giovani preoccupati e credo che abbiano una ragione più di noi per essere preoccupati del futuro del mondo. Noi abbiamo il sole dietro le spalle, ma loro hanno il sole in fronte e sono preoccupati.

Qualcuno potrebbe dire, signor presidente, che un fantasma infesta Copenhagen, parafrasando Kalr Marx, il grande Karl Marx, un fantasma infesta le strade di Copenhagen e credo che questo fantasma vaga per questa sala in silenzio. Gira in quest’aula tra di noi, attraversa i corridoi, esce dal basso, sale, è un fantasma spaventoso che nessuno vuole nominare: il capitalismo è il fantasma! E nessuno vuole nominarlo! E’ il capitalismo!

Sentiamo ruggire qui fuori i popoli. Stavo leggendo alcune delle frasi scritte per strada e di questi slogan, alcuni li ho sentiti dai due giovani che sono entrati, ho preso nota di due: il primo è «non cambiamo il clima, cambiamo il sistema!» e di conseguenza cominceremo a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo, sta mettendo fine alla vita! E il secondo slogan spinge alla riflessione in linea con la crisi bancaria che sta soffocando il mondo e con il modo in cui i  paesi del ricco Nord hanno soccorso le banche. Degli Stati Uniti si è persa la somma: è astronomica! Ecco cosa dicono per le strade:«se il clima fosse una banca i governi ricchi l’avrebbero già salvato!».

Per chi volesse leggere il discorso integrale lo può trovare qui