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Serge Latouche

venerdì, 11 settembre 2009

Serge Latouche è tra gli avversari più noti dell’occidentalizzazione del pianeta e un sostenitore della decrescita conviviale e del localismo. Ieri sul quotidiano L’Arena è stato pubblicato questo interessantissimo articolo.

«La crisi è una salvezza, costringe a cambiare»

TEORICO DELLA DECRESCITA. L’economista francese è intervenuto martedì sera a Sant’Ambrogio e ieri al Polo Zanotto. «La Lega esalta la cultura locale? Non basta». Latouche: «Non è ancora troppo tardi per invertire la rotta ed evitare la catastrofe cui andremo incontro se perseguiamo la crescita infinita»

latouche

Serge Latouche

Verona. Snocciola il programma delle otto «R» come una filastrocca, contando sulle dita. «Rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare». Non è un gioco, ma la ricetta di Serge Latouche contro la catastrofe ecologica e umana provocata dal modello di produzione occidentale, «che incita a spremere il proprio territorio all’inverosimile e a mercificare ogni cosa».

Come già ha fatto in altre città d’Italia e del mondo, l’economista francese teorico della decrescita, il filosofo nemico del consumismo, parla con tono grave anche del futuro di Verona. Molte domande salgono dalle centinaia di spettatori che ascoltano il professore emerito di Scienze economiche all’università di Parigi XI. L’incontro si è tenuto ieri nell’aula magna del Polo Zanotto, all’università, e martedì sera Latouche era a Sant’Ambrogio nel parco della Ca’ Verde.

Latouche risponde con la sua teoria virtuosa, riassumibile in due comandamenti: decrescita e localismo. Un paio di parole per un’unica scommessa: il cambiamento radicale della mentalità di vita, al motto «produrre meno e consumare meno». «Dobbiamo convincerci che dove sono i nostri piedi sta il centro del mondo. Nel senso che noi siamo i custodi del nostro territorio, da amare e lasciare intatto alle generazioni future», spiega. «Siamo a Verona: la Lega esalta la cultura locale, le tradizioni, le radici», aggiunge l’economista, «ma non ci si può fermare lì. Bisogna agire sulla rilocalizzazione dell’economia, con i prodotti a chilometri zero, con la mobilità sostenibile, con il contrasto a un mercato globalizzato che ci fa comprare in inverno fragole neozelandesi».

Il miglior modo di vivere, continua Latouche, «è utilizzare solo ciò che serve, disintossicandosi dall’insano desiderio di possedere un’auto per ogni componente della famiglia, un terzo televisore, un nuovo cellulare… Il consumismo è una droga e noi siamo i tossicodipendenti. Lo sviluppo a ogni costo ci tiene dentro questo tunnel».

E la crisi economica? «È la nostra salvezza, tanto quanto l’esaurimento del petrolio», ribadisce. «Ora possiamo scegliere di cambiare rotta, non è ancora troppo tardi per evitare la catastrofe cui andremo incontro se insistiamo nel perseguire la folle volontà di una crescita infinita su un pianeta con risorse limitate». E cita il fenomeno inglese delle «transition towns», città che si stanno preparando gradualmente all’autonomia energetica dai combustibili fossili.

Non poteva che incentrarsi sul futuro della Valpolicella, l’incontro alla Ca’ Verde, alla presenza delle principali associazioni ambientaliste locali. Un territorio, questo, da cui è nato un nuovo sinonimo di cementificazione, «negrarizzazione». «Che significa», spiega con ironia Nicola Dentamaro, regista dell’Actor (Associazione culturale teatro origine) e coordinatore delle serate, «qua no se pol costruir, ma mi te do el permesso». Il cementificio di Fumane, con il suo progetto d’espansione, è tra le attività percepite come una minaccia da parte della popolazione valpolicellese. Latouche sostiene le associazioni che, al pari di Fumane Futura, Valpolicella 2000 e del Wwf veronese, rappresentato al convegno dal suo fondatore Averardo Amadio, vedono il cementificio come «fumo negli occhi». «State attenti», ammonisce, «contenete nel tempo e nello spazio ogni attività che possa distruggere il territorio».

Lorenza Costantino

foto tratta da – http://albertocane.blogspot.com/

La Decrescita Felice in Valpolicella

domenica, 6 settembre 2009

logo MDF

Riporto questo post apparso sul sito di Maurizio Pallante.

Viviamo immersi in un sistema economico profondamente ingiusto e violento, dove la forbice fra ricchi e poveri aumenta sempre di più e dove il Profitto conta di più della Vita.

Se pensiamo che il nostro paese ha speso per organizzare il recente summit del G8 circa 400 milioni di euro, più di quanto stanziato nell’ultimo anno per i paesi poveri, allora qualcosa non torna. La crisi attuale può essere allora una grande occasione per ripensare l’economia e la finanza, per aprire gli occhi sui limiti e le iniquità del nostro modello di sviluppo e per pensare ad un’alternativa, che non può che passare per la “decrescita”.

Con questo termine non si intende parlare di recessione, povertà, ritorno al passato e meno sviluppo e tecnologia ma, al contrario, di una ricchezza diversa, un futuro sostenibile, un altro modello di sviluppo e una migliore tecnologia, più pulita ed efficiente.

Per questo si parla di “decrescita felice”: è tempo di adottare nuovi stili di vita all’insegna della responsabilità, della sobrietà, dell’autoproduzione, del riciclo, della convivialità e della gratuità.

Un’economia solidale e partecipata, una finanza davvero etica. Ed è tempo che tutti coloro che condividono questi valori, ognuno nella sua specificità (cooperazione sociale, organizzazioni umanitarie, gruppi ambientalisti, associazioni culturali, gruppi di acquisito solidale, singoli cittadini) si riconoscano in una rete o movimento comune e si uniscano in iniziative e prassi concrete: scelgo questa banca, compro questo prodotto (oggi si vota al supermercato), scelgo il biologico e le energie rinnovabili, aderisco a iniziative o campagne, sempre nell’ottica del bene comune.

Dobbiamo vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. Dobbiamo pensare su scala globale, interessandoci e impegnandoci sulle grandi tematiche (guerra, fame, diritti umani, ambiente) e agire su scala locale con esempi concreti di queste nuove pratiche, puntando molto sull’educazione e la partecipazione dei giovani. Solo loro potranno cambiare questo mondo. Ciò avverrà quando questi valori e queste prassi, in grande espansione ma ancora di nicchia, di “elite”, raggiungeranno una massa critica e troveranno una espressione e un sostegno politico a tutt’oggi scarso se non inesistente.

Spetta alla nostra generazione il compito di seminare e costruire oggi i presupposti per un mondo più giusto e vivibile per i nostri figli e nipoti, preservandoli da un futuro che altrimenti sarà segnato da sempre maggiori ingiustizie, tensioni e crisi sociali e ambientali.

Francesco Badalini e Luca Salvi
Circolo MDF di Marano di Valpolicella (VR)
Pubblicato su L’Altrogiornale di VR, agosto 2009.

La privatizzazione dell’acqua

giovedì, 11 giugno 2009

Pochi sanno che ad agosto del 2008 è stata privatizzata l’acqua. A molti forse interessa poco o niente, ad altri addirittura potrebbe andare bene, ma se ci pensate bene privatizzare l’acqua è una cosa assurda. Pensate per un attimo di chi è l’acqua, chi ha la proprietà sull’acqua. L’acqua è di tutti, l’acqua è un bene al pari dell’aria, pensate se privatizzassero l’aria. Il provvedimento è contenuto nell’articolo 23 bis del decreto legge numero 113, comma 1, firmato dal ministro Giulio Tremonti dove si dà il via alle privatizzazioni dei servizi offerti dai diversi enti.

Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.

L’approvazione della legge è avvenuta con il consenso dell’opposizione e più precisamente del PD. Come scrive Zanotelli nella sua lettera inviata a Beppe Grillo.

Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!). Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Far diventare merce un bene vitale come l’acqua pone seri problemi e seri interrogativi. La sete non può essere commercializzata ne tantomeno quotata in borsa. Credo che la proposta più ragionevole venga dal movimento della decrescita felice.

  1. Definire una quantità pro-capite giornaliera minima gratuita e far pagare il surplus a costi crescenti in relazione alla crescita dei consumi.
  2. Nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni: obbligo del doppio circuito, acqua potabile per gli usi alimentari e non potabile per gli altri usi, obbligo di usare l’acqua piovana per gli sciacquoni.
  3. Obbligo del recupero delle acque piovane in vasche di accumulo.
  4. Incentivazione, dovunque sia possibile, degli impianti di fitodepurazione.
  5. Ristrutturazione della rete idrica per ridurne le perdite, con gare d’appalto che consentano di trasformare i risparmi sui costi di gestione in quote d’ammortamento degli investimenti (sul modello delle esco).

Aspetto i vostri commenti sull’argomento, credo sia importante parlare di questo tema dato che tutti gli esseri umani, di qualunque schieramento politico siano, devono bere e usare l’acqua tutti i giorni.

Ps. Oggi il video di Beppe Grillo con l’intervento al Senato pubblicato su Youtube è il secondo più visto al mondo.