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La Decrescita Felice in Valpolicella

domenica, 6 settembre 2009

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Riporto questo post apparso sul sito di Maurizio Pallante.

Viviamo immersi in un sistema economico profondamente ingiusto e violento, dove la forbice fra ricchi e poveri aumenta sempre di più e dove il Profitto conta di più della Vita.

Se pensiamo che il nostro paese ha speso per organizzare il recente summit del G8 circa 400 milioni di euro, più di quanto stanziato nell’ultimo anno per i paesi poveri, allora qualcosa non torna. La crisi attuale può essere allora una grande occasione per ripensare l’economia e la finanza, per aprire gli occhi sui limiti e le iniquità del nostro modello di sviluppo e per pensare ad un’alternativa, che non può che passare per la “decrescita”.

Con questo termine non si intende parlare di recessione, povertà, ritorno al passato e meno sviluppo e tecnologia ma, al contrario, di una ricchezza diversa, un futuro sostenibile, un altro modello di sviluppo e una migliore tecnologia, più pulita ed efficiente.

Per questo si parla di “decrescita felice”: è tempo di adottare nuovi stili di vita all’insegna della responsabilità, della sobrietà, dell’autoproduzione, del riciclo, della convivialità e della gratuità.

Un’economia solidale e partecipata, una finanza davvero etica. Ed è tempo che tutti coloro che condividono questi valori, ognuno nella sua specificità (cooperazione sociale, organizzazioni umanitarie, gruppi ambientalisti, associazioni culturali, gruppi di acquisito solidale, singoli cittadini) si riconoscano in una rete o movimento comune e si uniscano in iniziative e prassi concrete: scelgo questa banca, compro questo prodotto (oggi si vota al supermercato), scelgo il biologico e le energie rinnovabili, aderisco a iniziative o campagne, sempre nell’ottica del bene comune.

Dobbiamo vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. Dobbiamo pensare su scala globale, interessandoci e impegnandoci sulle grandi tematiche (guerra, fame, diritti umani, ambiente) e agire su scala locale con esempi concreti di queste nuove pratiche, puntando molto sull’educazione e la partecipazione dei giovani. Solo loro potranno cambiare questo mondo. Ciò avverrà quando questi valori e queste prassi, in grande espansione ma ancora di nicchia, di “elite”, raggiungeranno una massa critica e troveranno una espressione e un sostegno politico a tutt’oggi scarso se non inesistente.

Spetta alla nostra generazione il compito di seminare e costruire oggi i presupposti per un mondo più giusto e vivibile per i nostri figli e nipoti, preservandoli da un futuro che altrimenti sarà segnato da sempre maggiori ingiustizie, tensioni e crisi sociali e ambientali.

Francesco Badalini e Luca Salvi
Circolo MDF di Marano di Valpolicella (VR)
Pubblicato su L’Altrogiornale di VR, agosto 2009.