Articoli marcati con tag ‘Sanguinetto’

Ora tocca a noi!

giovedì, 3 febbraio 2011

La campagna pubblicitaria del MoVimento 5 Stelle e nello specifico de i Grilli della Bassa Veronese è cominciata. Dal 3 febbraio infatti è partita l’affissione dei manifesti 70×100 in tutta la bassa veronese. i Comuni interessati dalle affissioni sono: Nogara, Gazzo Veronese, Concamarise, Salizzole, Sanguinetto, Casaleone, Bovolone, Cerea e Legnago. Il testo del manifesto è molto eloquente: Svegliamoci! Ora tocca a noi.
Ora tocca ai cittadini riprendersi la politica, tocca alle persone oneste, alle persone volenterose di cambiare rotta, alle persone che vogliono un posto migliore in cui vivere. I partiti sono morti. Esistono solo perché esiste la televisione, se non ci fosse la televisione queste associazioni di affaristi non avrebbero motivo di esistere. Ecco perché dobbiamo ritornare nelle piazze, ritornare a riappropriarci del nostro paese, riappropriarci di parole come democrazia, libertà, partecipazione, confronto.
Con queste affissioni noi invitiamo i «rivoluzionari da tastiera», e non solo, a staccarsi dal computer e scendere in piazza ai gazebo assieme a noi a volantinare, ad informare ed informarsi, a parlare con la gente e a confrontarsi. E’ questo il nostro scopo e cioè quello di fare diventare sempre più grande il MoVimento 5 Stelle, che non è un partito o una casta, ma è un gruppo di cittadini comuni che si sono rotti le scatole – per usare un eufemismo – della solita vecchia politica.

La lungimiranza del Comitato

giovedì, 4 novembre 2010

Ai tempi del Comitato Contro la Centrale a Biomassa i ragazzi più attivi venivano additati come seminatori di menzogne e falsità. I ragazzi del comitato, tra i quali c’ero anch’io in modo molto attivo, sostenevano che la Centrale a Biomassa era un lupo travestito da agnello, ovvero, che l’inceneritore per la paglia sarebbe divenuto, come già era accaduto in altre parti d’Italia, un inceneritore per rifiuti di ogni tipo. Domenica scorsa il programma Report ha parlato proprio delle Centrali a Biomassa. Nel servizio mandato in onda – «Biomasse di massa» – viene spiegato molto chiaramente quali sono i veri scopi di chi vuole la costruzione di Mega Centrali a Biomassa. Milena Gabanelli in coclusione del servizio dice:

Le centrali a biomasse sono un’ottima idea; se di piccola dimensione e se bruciano residui di boschi e di segherie e utilizzano tutta l’energia prodotta per riscaldare magari piccoli paesi. Il fine dovrebbe essere quello di diventare autosufficienti e non di lucrare. Diversamente si rischia di compromettere un patrimonio, di mettere in crisi un settore dell’economia, a noi costa di più, e alla fine magari si inquina, quanto il gasolio.

La Centrale a Biomassa che si voleva costruire a Nogara e prima ancora a Gazzo Veronese e pochi mesi fa a Sanguinetto, la si voleva costruire solo per lucrare, la si costruiva solo per i certificati verdi e per puro interesse privato. Non c’era nessun progetto lungimirante, non c’era nessuna intenzione di portare beneficio al paese ospitante. Siamo stati lungimiranti nel prevedere che il solo fine dei signori che volevano l’impianto era meramente economico. Dentro a questo discorso rientrano anche gli amministratori che irresponsabilmente permettono insediamenti senza prima informarsi e approfondire il vero fine e scopo di tale opere.

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Dimissioni per difendere l’ospedale

venerdì, 1 ottobre 2010

A Cosenza 16 sindaci si dimettono per difendere l’ospedale. E’ quanto riportato da CalabriaOnLine. Questa la notizia.

16 sindaci si dimettono per difendere l’ospedale di Cariati

16 sindaci del’alto ionio cosentino hanno annunciato le loro dimissioni contro la chiusura dell’ospedale di Cariati. A darne l’annuncio il Coordinamento delle Associazioni a difesa del presidio ospedaliero «Guido Chidichimo». L’occupazione della 106 Jonica così prosegue senza sosta con immancabili disagi per gli automobilisti. Una situazione che non tocca minimamente il Presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti, deciso ad andare avanti con il suo piano di risanamento della sanità calabrese.

Il sindaco di Trebisacce ha dichiarato «Il territorio dell’arco ionico – prosegue la nota – è sempre più emarginato e abbandonato dalle istituzioni e dai mezzi di comunicazione, tutti gli sforzi che una massa enorme del popolo sta esprimendo in difesa dell’Ospedale di Trebisacce attraverso una protesta civile, si spera, si sposterà sul tavolo politico istituzionale. L’intero arco ionico non allenta la protesta e sta valutando assieme alle Associazioni e alle organizzazioni sindacali l’opportunità di indire uno sciopero generale comprensoriale da proclamare a breve».

I sindaci dei Comuni che hanno annunciato le dimissioni, oltre a Trebisacce, sono quelli di Rocca Imperiale, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Amendolara, Villapiana, Francavilla Marittima, Canna, Castroregio, Alessandria del Carretto, Cerchiara di Calabria, San Lorenzo Bellizzi, Nocara, Albidonia, Plataci e Oriolo.

Perché i sondaci di Nogara, Sanguinetto, Gazzo Veronese, Concamarise e anche altri non per forza della Lega non vanno in visita dall’assessore Luca Coletto e gli annunciano le loro dimissioni? Questo a mio avviso sarebbe un forte atto di coraggio nonché una forte presa di posizione difronte a scelte calate dall’alto.

Nessun commento

giovedì, 19 agosto 2010

Nessuna dichiarazione, nessuna parola di sdegno. I Sindaci dei Comuni limitrofi non hanno detto nulla sulla vicenda accaduta all’ospedale di Nogara. A parte il nostro Sindaco, il quale ha spedito un fax e continua a sostenere che il problema è la cartellonistica stradale, gli altri Sindaci non hanno rilasciato nessuna dichiarazione sull’accaduto. Forse perché anche i Sindaci dei paesi limitrofi sono tutti sotto la stessa bandiera? O forse perché l’uomo deceduto era straniero? La figlia dell’uomo pubblica su Facebook un commento ad un mio post, ve lo riporto:

e si, siamo messi davvero MALE .. la persona deceduta era mio padre.. e credemi.. a dovuto de morire non solo perché quella merda di ospedale e fantasma.. ma anche perché mancha quello basico in un ospedale.. il ossigeno.. a dovuto di morire sopra un tavolino in la porta del ospedale con mia mamma faccendo massagio cardiaco e respirazione boca a boca… que VERGOGNA … andiamo avanti cosi..

Il post è in un italiano non proprio perfetto ma credo si capisca molto bene cosa intenda dire. In queste parole c’è tutto il dolore e lo sdegno di aver perso il proprio padre in circostanze assurde in un paese che si definisce civile.
Se qualche Sindaco vuole dire qualcosa in merito come sempre il blog è a disposizione. Abbiate il coraggio di prendere una posizione, alzate la testa almeno una volta!

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Continuano le iscrizioni per il Sit-in pro ospedale di Nogara. A chi sta a cuore l’ospedale di Nogara venga ad aiutarci per far valere il diritto alla salute. Ho preparato un form apposito dove inserire nome e mail. Questi serviranno per contattarvi e  mandarvi di volta in volta le istruzioni e l’eventuale materiale da stampare e distribuire. Iscrivetevi!

Fiato sul Collo: Sanguinetto e Vigasio

sabato, 17 luglio 2010

Ormai hanno rotto i coglioni. Permettetemi questa esclamazione così colorita ma quanto mai azzeccata. I Sindaci che si ostinano a vietare le riprese dei Consigli Comunali ormai sono davvero ridicoli. Personalmente, in merito alla questione, ho avuto a che fare recentemente con il Sindaco di Sanguinetto, Alessandro Braga. Stessa storia per gli amici di Vigasio, come riporta L’Arena.

VIGASIO. Muro contro muro tra maggioranza e opposizione durante l’ultima seduta dell’assemblea cittadina

Pro loco e no alle telecamere infiammano la discussione

Invocato il conflitto di interessi per il presidente Daniele Manin che è pure consigliere comunale. Bocciate le riprese nell’aula

Dalla presunta incompatibilità del presidente della Pro loco, Daniele Manin, con l’incarico di consigliere comunale, al divieto delle telecamere in aula. Maggioranza e minoranza si sono trovate in disaccordo praticamente su tutto, nell’ultimo Consiglio comunale. I due schieramenti hanno approvato all’unanimità solo due delle dodici delibere in elenco: quella sulle aree in diritto di proprietà e la variante al piano regolatore per la costruzione dell’isola ecologica.

Sul resto, tranne le nomine dei rappresentanti del Comune negli asili e nella Pro loco, gli schieramenti hanno tenuto posizioni separate, con l’opposizione che ha preferito l’astensione. All’inizio della seduta Annunziata Rudella, della Lega nord, ha chiesto delucidazioni sul presunto conflitto di interessi di Manin che, oltre a essere il consigliere delegato dalla maggioranza alle associazioni è anche a capo di una di queste: la Pro loco, che riceve contributi annui dall’amministrazione.

«Avevo sollevato la questione anche nell’altra seduta», ha osservato Rudella. Secondo la Lega e il gruppo «Giusti per Vigasio», Manin non è compatibile, anche se alla presidenza fu designato, prima delle elezioni, dagli stessi soci del sodalizio. Rudella ha citato quanto accadde tre anni fa a Isola della Scala: «Allora il presidente della Pro loco, Luca Brutti, dopo che fu eletto in Consiglio, si dimise dal sodalizio. Riassunse la carica solo dopo che fu accertato che il Comune versava contributi inferiori al 10 per cento delle entrate dell’associazione». «Secondo il decreto 267 del 2000 Manin deve decidere se rimanere nella Pro loco o in Comune. Hanno diritto a entrambi i ruoli solo i rappresentanti desig! nati dal Consiglio comunale», ha sottolineato Daniele Visparelli, di «Giusti per Vigasio».

«È una vostra interpretazione», ha ribattuto il sindaco Daniela Contri, «poiché la questione si pone solo per le società controllate». Rudella, poi, ha chiesto lumi sui bilanci del 2009 della Pro loco. «All’albo dei beneficiari risulta che l’associazione ha ricevuto 25 mila euro dal Comune», ha rimarcato, «ma dal consuntivo dell’amministrazione ne risultano versati 57 mila. Sui registri della Pro loco, infine, ne sono registrati 41 mila». «È normale», ha risposto Corrado Brutto, assessore al bilancio, «che ci siano cifre diverse: nelle società si fa la contabilità per competenza, nei Comuni avviene per cassa».

Le divergenze si sono riaccese quando la maggioranza ha respinto la mozione della minoranza, sull’utilizzo delle telecamere nelle sedute consiliari, tema molto caro soprattutto al Gruppo Grillo che però non ha suoi rappresentanti in Consiglio.

«Ogni consigliere», ha ribadito Visparelli, «non può nascondersi dietro l’imbarazzo per non mostrarsi davanti all’obiettivo. È una questione di trasparenza». In maggioranza Luigi Finezzo ha sentenziato: «Sono contrario alle riprese». E Angelo Curinga, ha puntualizzato: «Se ci fosse una registrazione istituzionale sarei d’accordo. Diversamente non voglio finire su youtube: lì ci vanno solo le stupidaggini». Simone Brisighella ha invece detto: «Due mesi fa fui intervistato fuori dal Consiglio e mi sono ritrovato sbeffeggiato su internet. Perciò ora sono contrario».

Carlo Reggiani, degli Amici di Beppe Grillo di Villafranca, tra il pubblico, a fine riunione ha commentato: «È assurdo che un Consiglio comunale deliberi contro l’uso delle telecamere, è un atto contrario alla legge. Scriveremo al prefetto, al presidente della Repubblica e, per le prossime sedute, organizzeremo sistemi alternativi per informare i cittadini».

La trasparenza è alla base del rapporto che devono avere le amministrazioni con i propri cittadini.

P.S. Martedì 27 luglio alle ore 21:00, presso Villa Raimondi, si terrà la proiezione all’aperto del docufilm Una Montagna di Balle. L’ingresso è libero, vi aspetto numerosi.

La vittoria del Comitato

mercoledì, 7 luglio 2010

Questa mattina il quotidiano L’Arena riporta la notizia che a Sanguinetto la Termemoccanica rinuncia alla costruzione della ormai “famosa” centrale a biomassa.

SANGUINETTO. Gravoso l’impegno imposto da Agsm alla ditta che dovrebbe sostenere la spesa del teleriscaldamento

La centrale della discordia sparisce per motivi economici

La Termomeccanica ecologica getta la spugna perché non ritiene suo obbligo farsi carico di tutta la rete di trasporto del calore; intanto va avanti un altro impianto

Stop al progetto della centrale a biomasse di via Campaiaro. Mentre in paese si discute del «bioconvertitore», proposto da Technika di Modena per produrre bioetanolo e lignina da paglia e stocchi di mais «digeriti» da enzimi, in Comune è arrivata la lettera di rinuncia della Termomeccanica ecologia di La Spezia alla costruzione di un termovalorizzatore che doveva essere alimentato con gli stessi scarti agricoli. Il ripensamento della ditta verrà comunicato dal sindaco Alessandro Braga nel Consiglio che si terrà oggi, alle 19, a Venera.

La centrale a biomasse, da sette megawatt, doveva essere alimentata con 70 mila tonnellate di paglia e steli di mais all’anno. Per oltre un anno ha fatto discutere e litigare due amministrazioni, Nogara e Sanguinetto: ora sparisce. A spingere Aldo Sammartano, presidente di Termomeccanica ecologia, a non proseguire il progetto è stata la relazione dell’Azienda generale dei servizi municipalizzati di Verona (Agsm), interpellata dal Comune per uno studio di fattibilità dell’impianto di teleriscaldamento connesso alla centrale. Il 20 maggio scorso, l’azienda scaligera confermò la «fattibilità tecnica» della centrale. Tuttavia, per rendere l’impianto sostenibile economicamente, propose tre soluzioni diverse: o porre tutti gli investimenti sul teleriscaldamento «a carico di chi propone l’impianto» oppure prevedere che la ditta ceda il calore prodotto a costo quasi nullo. La terza proposta, infine, prevedeva «di non far pagare l’allaccio al cliente, bensì di incrementare in modo significativo la quota di contribuzione a suo carico».

Tutte e tre le ipotesi, in particolare quella dell’investimento totale a carico del privato, sono state scartate dalla Termomeccanica. Sammartano il 30 giugno ha scritto al sindaco che l’investimento di fondi senza limiti «non è contemplato nel progetto da noi proposto». E ha aggiunto: «Pur consapevoli che il teleriscaldamento è un elemento fondamentale per la centrale, non sussistono le condizioni tecnico economiche affinché gli investimenti ad essa relativi vengano sostenuti dalla nostra società».

Queste parole, per il sindaco Braga, suonano come una rinuncia al progetto. «L’impossibilità di realizzare la rete di teleriscaldamento», dice, «è una condizione che ostacola la prosecuzione del rapporto e della sottoscrizione della convenzione, già adottata in Consiglio e sottoscritta da Termomeccanica, Avepo e Seren». Braga aggiunge: «Mi dispiace che ci sia stato chi, in particolare i consiglieri di minoranza Daniele Fraccaroli, Antonella Ponso e Mario Mattioli, che in tutti questi mesi sono andati in giro dicendo che la centrale era già cosa fatta. Hanno fatto male i conti. L’ex assessore Christian Malini, all’opposizione, ha solo fatto un gesto teatrale».

Intanto si fa avanti l’altra centrale, il bioconvertitore della Technika di Modena che ha illustrato l’impianto: sarà più piccolo di quello di Termomeccanica, funzionerà con 8.500 tonnellate di paglia e stocchi di mais all’anno che saranno trasformati da fermenti ed enzimi in bioetanolo, anidride carbonica e lignina. Dubbi sugli effettivi sostegni economici che avrà la nuova struttura e sui suoi limiti sono stati già espressi, rispettivamente, da Daniele Fraccaroli, capogruppo di «Sanguinetto Cresce» e da Michele Sganzerla, portavoce del Comitato del no alla centrale a biomasse.F.T.

Spero che questo sia l’ultimo post che scrivo in merito a questa centrale e auspico che coloro i quali si ostinano costantemente ad andare in giro per i paesi della bassa a proporre questo inceneritore camuffato da centrale a biomassa, la smettano di cercare qualche sindaco pollo, pronto a farsi spennare. Fate altre cose e rassegnatevi all’idea. Altro aspetto interessante è che, come detto nell’articolo, la rinuncia arriva per motivi economici. Questione che il Comitato ha sempre sostenuto, ovvero il fatto che realizzare il teleriscaldamento in zone come queste è praticamente impossibile dal punto di vista economico. Interessante poi, la dichiarazione di Braga:

«Mi dispiace che ci sia stato chi, in particolare i consiglieri di minoranza Daniele Fraccaroli, Antonella Ponso e Mario Mattioli, che in tutti questi mesi sono andati in giro dicendo che la centrale era già cosa fatta. Hanno fatto male i conti. L’ex assessore Christian Malini, all’opposizione, ha solo fatto un gesto teatrale»

Non si dispiaccia caro sindaco Braga perché la figuraccia l’ha fatta lei, non certo i consiglieri di opposizione né tanto meno l’ex assessore Malini. Lei si è ostinato a credere in un progetto che la maggioranza della popolazione non voleva e non vuole tutt’ora. Salendo addirittura agli onori della cronaca per performance che hanno sfiorato a dir poco il ridicolo. Spero veramente che alla prossima tornata elettorale i cittadini di Sanguinetto si ricordino di lei, della sua parte politica e di tutti i personaggi “politici” che hanno sostenuto la sua personale scelta di voler continuare su una strada senza uscita. Ricordatevi di questo quando andate a votare.

NG. Intervista a Claudio Bellani

lunedì, 21 dicembre 2009

Il Nuovo Giornale continua il suo speciale sulla Centrale a Biomassa in progetto a Sanguinetto. Dopo l’intervista al Comitato Contro la Centrale a Biomassa adesso è la volta dell’intervista al sig. Bellani Claudio.

Intervista a Claudio Bellani, titolare di SerEn, una delle tre ditte interessate alla costruzione di una centrale a biomassa e sottoscrittore della convenzione con il comune di Sanguinetto.

«Non inquinate il progetto»

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Claudio Bellani

A che punto siete con la realizzazione del progetto relativo alla centrale a biomassa? Quando contate di presentarlo in Regione? Il progetto è stato sottoposto all’attenzione del sindaco di Sanguinetto che, assieme alla sua giunta, ne prenderà visione. Poi seguirà un incontro tra le parti così da verificare che sia conforme alla convenzione che, solo a questo punto sarà sottoscritta. Lʼamministrazione potrà muovere eventuali osservazioni sulla base delle quali il progetto potrà essere modificato. Solo a questo punto il tutto verrà presentato in Regione. Si tratta, e ci tengo a sottolinearlo, di un iter procedurale che abbiamo voluto stravolgere proprio per dare collegialità al progetto e non farlo cadere dall’alto.

Quali sono le caratteristiche del progetto? Essendo relativo a un impianto che utilizza esclusivamente biomassa (paglie e stocchi di mais), il progetto si inquadra nell’ambito della crescente necessità di produrre energia da fonti rinnovabili in attuazione delle direttive comunitarie che impongono all’Italia di raggiungere, entro il 2020, la quota del 20 per cento di energia generata da fonti rinnovabili.

Quali le differenze tra l’impianto di Sanguinetto, quello bocciato a Nogara o quello di prossima costruzione a San Pietro di Legnago? Dal punto di vista impiantistico non cʼè nessuna differenza rispetto a quello di Nogara. Si tratta dello stesso progetto, presentato a più amministrazioni accomunate da alcune caratteristiche come: una rete viabile idonea, la vicinanza alla materia prima, una rete elettrica in grado di ricevere lʼenergia prodotta e gli spazi necessari in vista della successiva costruzione di un impianto termico. Non conosco le caratteristiche di quello di San Pietro di Legnago, quindi non mi posso esprimere in merito, anche semi risulta che quest’ultimo dovrebbe bruciare materiale dedicato, vale a dire prodotto appositamente.

Tra i soci interessati alla costruzione e firmatari della convenzione cʼè anche la società agricola Avepo che dovrebbe garantire, a detta del sindaco di Sanguinetto, l’approvvigionamento del combustibile. In realtà Avepo è una cooperativa agricola che annovera tra i suoi soci solo produttori di verdura. Come può garantire la produzione costante di biomasse? Avepo è una società agricolo-cooperativa costituita nel 1998 da un gruppo di soci che avevano lʼesigenza di commercializzare insieme alcuni prodotti orticoli, in primis il pomodoro e le produzioni da surgelati. Si tratta di una cooperativa che opera nelle province di Verona, Padova, Vicenza, Rovigo, Venezia e Mantova, che è passata dalle 80 aziende iniziali alle attuali 451. La superficie coltivata a produzioni orticole per conto della cooperativa è pari a 3.200 ettari, a fronte di una superficie globale delle aziende associate pari a 23/25 mila. Il 65 per cento delle aziende socie si trova nel Basso veronese, in un raggio di 20/30 chilometri da Sanguinetto. Le aziende associate coltivano in media il 70/75 per cento della loro Superficie Agraria Utilizzata a mais da granella, cereali a paglie e oleaginose. Pertanto sulla base di questi dati si prevedono le seguenti produzioni di paglie e stocchi: 5.050 ettari coltivati a cereali per una produzione di paglia di 20 mila tonnellate, a cui vanno aggiunti 12.400 ettari coltivati a mais per una produzione di 99.200 tonnellate di stocchi. La produzione annuale di paglie e stocchi è quindi di 119.200 tonnellate.

Di quanto carburante necessiterà la centrale per funzionare? Dove contate di recuperarlo? Lʼimpianto necessita di circa 60/70 mila tonnellate all’anno di paglie e stocchi di mais, corrispondenti a una superficie coltivata pari a 9.300 ettari, facilmente reperibili nella zona del Basso veronese tra le aree in possesso dei 451 soci Avepo la cui disponibilità di superficie dedicata a queste coltivazioni ammonta a circa 20 mila ettari, ampiamente sufficienti a garantire lʼapprovvigionamento di queste biomasse per tutto il periodo di funzionamento dell’impianto. I fornitori unici di “combustibile” saranno quelli indicati da Avepo che porteranno in centrale il loro sottoprodotto, vale a dire i residui agricoli che altrimenti verrebbero interrati. Il “combustibile” è quindi un prodotto di scarto; in questo modo gli agricoltori riusciranno a “economicizzare” un prodotto a cui prima non veniva dato valore. Vorrei infine sottolineare che il territorio non verrà sterilizzato con coltivazioni dedicate, gli equilibri non verranno in nessun modo alterati perché il calcolo è stato fatto con il materiale “in più”.

La convenzione con il comune di Sanguinetto all’art. 5 comma 3 dice che «Ad inizio dell’attività, la società farà funzionare e gestirà lʼimpianto a sua discrezione, nel rispetto delle regole del buon operare e delle normative vigenti in materia. Ogni intervento di ordinaria e/o straordinaria manutenzione sarà eseguito a suo insindacabile giudizio». Questo significa anche che la centrale potrà essere trasformata per bruciare rifiuti? Assolutamente no, significa solo che la società costruttrice dell’impianto sarà la sola responsabile della sua gestione e degli eventuali interventi di manutenzione finalizzati alla migliore gestione dell’impianto così come costruito e nel rispetto della normativa vigente. È nel nostro interesse, anche economico, che lʼimpianto funzioni al meglio. Se dovessi inserire rifiuti al posto di biomassa lʼimpianto non solo non sarebbe in grado di bruciarli ma ne ricaverebbe un potere calorifero di gran lunga inferiore (3600 calorie da biomassa contro le 1.200/2.200 da rifiuto), che provocherebbe una produzione termica sfasata andando a compromettere la funzionalità dell’impianto.

Il comune di Sanguinetto parlava di unʼimportante occasione di occupazione. Quanto personale contate di impiegare nella gestione della centrale? Lʼimpianto darà occupazione a 18/20 persone che saranno direttamente impiegate sull’impianto, a cui vanno aggiunte 35 persone impiegate nella raccolta e nel trasporto della biomassa. È presumibile che a queste se ne aggiunga unʼaltra decina, in questo caso figure che lavoreranno nell’indotto generato dalla costruzione e manutenzione di un impianto di questa portata.

Nel 2006, quando lei era presidente del CISI parlava di un «progetto che esiste già da tempo» di un inceneritore da costruire nel Basso veronese (vedi LʼArena 31/01/06 che le allego) e da accostare, o addirittura per sostituire, Cà del Bue. Del progetto, da lei definito nello stesso articolo di «pubblica utilità» non se ne è più parlato, però in compenso oggi hanno preso piede le centrali a biomasse. Qual è lo stato delle cose? Cʼè un legame tra le due? Il contesto è completamente diverso e la materia prima da trattare anche. Nessun legame.

Non ritiene legittimo il sospetto che la centrale di Sanguinetto possa essere trasformata in un inceneritore? Tra lʼaltro non depone a favore il fatto che una delle aziende firmatarie della convenzione (la ditta TM.E spa) costruisca termovalorizzatori. Inoltre la cronaca italiana riporta esempi di centrali a biomasse riconvertite a inceneritori in seguito a condizioni di accertata “emergenza”. Assolutamente no. Sono due le ragioni che giocano a sfavore di queste illazioni irragionevoli. La prima risiede nellʼampia disponibilità di paglia e stocchi di mais da parte dei soci di Avepo che ne garantisce, con un contratto, la fornitura allʼimpianto per 15 anni. La seconda risiede nella particolarità dell’impianto i cui sistemi di stoccaggio della biomassa, di alimentazione, di combustione e di depurazione dei fumi di scarico sono progettati per trattare esclusivamente paglia e stocchi. La sua trasformazione in inceneritore di rifiuti comporterebbe il rifacimento completo dell’impianto (con un costo superiore a quello iniziale), una nuova Valutazione di Impatto Ambientale e una nuova autorizzazione da parte di tutti gli enti interessati. La TM.E è la principale azienda nel settore con grande esperienza nei processi di combustione e di generazione di energia che sono gli stessi sia che si parta da rifiuti che da biomassa; quello che cambia è il progetto dellʼimpianto che, nel caso delle biomasse, è oltretutto impiantisticamente specifico e non convertibile a rifiuti.

Come contate di controllare le emissioni della centrale (diossina, nanoparticelle di azoto e metalli pesanti solo per citarne alcuni)? Che ricadute avranno sulla salute della popolazione e sulle coltivazioni locali, se è vero che vengono disperse in un raggio di 10 chilometri? Lʼimpianto è dotato dei più avanzati sistemi di depurazione dei fumi che sono in grado di far sì che vengano rispettati i limiti di emissione imposti dalla vigente normativa per tutti i tipi di inquinanti. Il rispetto di tali limiti garantisce che le ricadute al suolo degli inquinanti siano contenute entro i valori di salvaguardia delle coltivazioni e della salute della popolazione. Si evidenzia, per contro, come la realizzazione e la successiva gestione di una centrale alimentata a biomasse rappresentino un notevole contributo alla salvaguardia dell’ambiente in termini di minor consumo di fonti combustibili tradizionali e di conseguente minore emissione di gas influenti sull’effetto serra. Il controllo sul rispetto dei limiti di emissione verrà effettuato dagli Enti preposti a tale scopo, come ad esempio lʼARPAV. Se lʼamministrazione volesse istituire una commissione di controllo, allargata anche ad alcuni membri del “comitato del No” ben venga, perché è anche nel nostro interesse che il materiale e le emissioni vengano costantemente controllati.

Mirka Tolini

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